Piccolo approfondimento su Margherita Sarfatti come critica d'arte.
Leggendo M di Antonio Scurati ho incontrato il personaggio realmente esistito di Margherita Sarfatti e mi è venuto il desiderio di saperne di più di questa signora che, se per molti anni è stata quasi condannata ad una damnatio memoriae, attualmente viene riscoperta e rivalutata, almeno come scrittrice e donna di cultura.
Ella nacque a Venezia nel 1880 da una ricca e potente famiglia ebraica. Il padre era un noto avvocato e imprenditore che fornì a Margherita un’ottima base culturale per mezzo di insegnanti privati di altissimo livello, una profonda conoscenza di quattro lingue che lei parlava correntemente e una considerevole base economico-sociale. Se si pensa alla condizione della donna dell’epoca, si può constatare che ella fu insolitamente favorita: in quel tempo infatti, le donne avevano pochissime opportunità e a loro non era riconosciuta nessuna capacità giuridica: ad esempio, non potevano legalmente vendere né comprare alcunché, e solo nel 1919 conquistarono questo diritto.
MS (Margherita Sarfatti), oltre ad una base culturale ed economica prestigiosa, aveva anche un carattere indipendente e assertivo che la portò molto oltre il classico ruolo che era allora consentito alle fanciulle di buona famiglia, cioè la beneficenza. Si interessò di arte (frequentando assiduamente la Biennale di Venezia), di filosofia, di religione, di teorie politiche e del ruolo della donna nella società, manifestando fin dall’adolescenza idee ed atteggiamenti anticonformisti. A 18 anni sposò contro il parere della famiglia l’avvocato Cesare Sarfatti (di orientamento socialista) con il quale, dopo un soggiorno a Parigi, si stabilì a Milano. Lì si inserì ben presto in uno dei più rinomati circoli intellettuali della città, il salotto di Anna Kuliscioff e Filippo Turati, che costituiva una fucina di idee, un centro di aggregazione per le battaglie sociali e femminili e anche la base per le idee espresse nella rivista “Critica Sociale”, in prima linea nella lotta ideologica per la libertà di stampa. MS si inserì in questo ambiente e anche nei vari circoli di artisti che gravitavano intorno ai futuristi. In seguito, ormai svincolatasi dall’entourage della copia Kuliscioff- Turati, MS tenne il suo salotto milanese a Corso Venezia. Fu giornalista, critica d’arte, mecenate e amica di numerosi artisti dell’epoca, che incoraggiava, aiutava, e con i quali intratteneva rapporti a volte anche amorosi, come nel caso del pittore Boccioni.
Negli anni successivi alla prima guerra mondiale si sviluppò in Europa un movimento che ripudiava e sperimentazioni artistiche degli anni precedenti (cubismo, futurismo), riproponendo la centralità della tradizione e della storia, del classicismo e della fedeltà figurativa e il ritorno alla tradizione.
M.S, intuì l’importanza e la novità del movimento ed organizzò una serie di mostre che presero il nome di Novecento Italiano. Dopo un grande successo di queste mostre MS incoraggiò i “suoi” artisti a presentarsi alla Biennale di Venezia, dove riscossero il favore della critica. Dopo il successo veneziano la Sarfatti volle aumentare l'importanza del movimento e nel 1926 organizzò una prima esposizione alla Permanente di Milano con centodieci artisti. Alla mostra aderirono tutte le figure artistiche più importanti del panorama italiano (come Carrà, De Chirico, Morandi, Martini, Balla, Depero, Severini .
In seguito i trionfi della nuova corrente artistica si alternarono ad attacchi da parte del regime fascista, fino a quando nel 1938 il movimento si dissolse e MS fu costretta a fuggire dall’Italia a causa delle persecuzioni razziste (allora denominate “razziali”).
Concludendo questo breve excursus, possiamo dire (d’accordo con Aldo Cazzullo) che Margherita Sarfatti non è stata solo la donna che “inventò” Mussolini ma è stata anche colei che ha fondato un movimento artistico e che per un certo tempo ha imposto il ritorno all’eredità classica romana nella contemporaneità. Quindi si può e si deve esprimere un giudizio morale e politico di condanna del fascismo (e sull'influenza avuta da MS), pur riconoscendo che in quel periodo in Italia ci sono stati grandi artisti, e che Margherita Sarfatti fu un punto di riferimento.
Ho omesso le vicende successive alla fuga di Sarfatti e al suo ritorno in Italia, e non ho menzionato nemmeno la sua vita sentimentale né l'intensa attività letteraria, ma spero di aver contribuito ad ampliare la conoscenza di questa donna così complessa ed originale, tirandola fuori da quell'immagine un po' da Lady Macbeth che mi è sembrato di cogliere nel libro di Scurati.
Ciao da susy
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