FINE SECONDA TAPPA
Riguardo alle violenze squadriste del 1922, sono riuscita a intuire un poco la sensazione di sgomento che esse provocavano allora e provocano oggi in chi ne legge i resoconti. Perché coloro che perpetravano tali violenze, a parte l’odio ideologico, a parte l’esaltazione provocata dalla furia rabbiosa,
in fondo si divertivano.
Mi viene in mente una parola che – al di fuori di ogni pretesa diagnostica, ma semplicemente come spiegazione un po’ semplicistica – è la parola che li definisce meglio: sociopatici. Non tutti ma i capi, i più feroci e seminatori di panico, avevano sicuramente alcune caratteristiche dei sociopatici: la mancanza di un freno nelle violenze più turpi, il dileggio e l’umiliazione delle vittime e quindi la loro deumanizzazione, tratto tipico dei sociopatici, come anche la totale mancanza di empatia. Lo so, questo non può bastare a spiegare la notte della vita politica e sociale italiana, le componenti furono tante, ma alcuni elementi concorsero a determinarne il successo:
- la sregolatezza dell’esaltazione mortifera dei capi manipolo e il conseguente diffondersi del terrore;
- la complicità della classe dirigente, industriali e agrari;
- la connivenza degli intellettuali e dei politici di tutti i partiti e delle “forze dell’ordine”;
- l’eterna incapacità delle sinistre, impastoiate nelle questioni teoriche, a far fronte comune con un minimo di pragmaticità.
In realtà ci fu molto altro, come ad esempio la doppiezza del re mascherata da irresolutezza, ma su questo il libro non insiste molto ed io non ho approfondito, forse perché l’idea di un re mi sembra una cosa del tutto aliena. Rimane appena accennata, alle spalle della famiglia reale, l’ombra della massoneria.
A proposito della connivenza delle autorità mi ha colpita molto la figura di Cesare Mori (pag.485 e segg.), l’unico prefetto fautore della legalità e quindi per questo motivo rapidamente destituito.
In Parlamento solo Matteotti fa sentire la sua voce, ma un solo giusto a volte non basta.
Arriviamo così ai maneggi, intrighi, cospirazioni che precedono la cosiddetta “marcia su Roma”, con la consapevolezza dei protagonisti del suo essere un enorme spettacolo d’illusionismo, e che “a
l primo fuoco dell’esercito regolare il fascismo crollerebbe” (pag,520).
Nel frattempo, gli esponenti più autorevoli dei comunisti italiani vanno in Russia e su questo c’è una frecciata di Scurati nei confronti del segretario del partito comunista. Infatti, al congresso di Mosca, Lenin chiede al segretario Bordiga “
cosa pensino operai e contadini di quegli avvenimenti. Bordiga, il segretario dei comunisti italiani, rimane interdetto, come lo studente colto di sorpresa da una domanda fuori programma.” (pag.532).
Le pagine successive entrano nel vivo dei maneggi e degli intrighi per la preparazione del colpo di stato che farà seguito al grande bluff della marcia su Roma, ben descritta a pag 548: “
Trattare, ingannare, minacciare. Trattare con tutti, tradire tutti”.
Intanto gli industriali lombardi hanno disposto di versare due milioni di lire sul conto del partito fascista (pag.556)....
............................................................................ e come nelle migliori serie tv, la seconda tappa finisce nel pieno dell'azione scenica, lasciando il lettore con la curiosità su come andrà a finire.
Buona domenica da susy