Il libro itinerante è passato anche di qui! Purtroppo mi ritrovo nell'opinione di Federico:
La storia è un po’ debole e in parte piena di luoghi comuni.
Se si trattasse di una semplice favola senza pretese direi che è carina, ma dal momento che ho avuto l'impressione che dovesse essere un libro con una morale e un messaggio, l'ho trovato un po' confuso e incoerente. La falla più grossa è stata questa: il libraio non viene odiato dalla popolazione perché tale, infatti all'inizio non lo odiano e anzi dicono che c'è pure un'altra libreria in città, qualcuno va pure ad ascoltare la lettura. Le persone lo odiano per il suo modo di fare, perché è schivo e riservato e perché è strano che si limiti a leggere i libri invece che venderli: insomma, non lo capiscono e ne hanno paura. Per questo non vedo un nesso tra la sua uccisione e la parata di libri: lui non viene ucciso perché lettore, ma perché strambo.
La questione dell'assenza di parole non mi ha convinta. Loro più che altro hanno dimenticato la lingua e danno i nomi sbagliati alle cose.. Ma una volta inventato un nuovo linguaggio non vedo perché debba essere difficile esprimere i sentimenti, sarà come esprimersi in un'altra lingua, no?
Mi è piaciuto molto il passo del saltatore nell'introduzione:
e mi solleverò come non ho mai fatto in vita mia, senza una televisione, senza un giornale, senza una folla piccola o grande che sia lì ad esclamare "Ooh"; e quando sarò lassù [...] non mi sfiorerà neppure un istante il pensiero di dove sto andando a sfracellarmi, perché lassù si fermerà il tempo e tutto quello che accadrà dopo non mi apparterrà più, perché non sarà niente.
Ho trovato anch'io molte belle frasi, però erano un po' buttate lì, cioè non mi hanno condotto a un ragionamento più profondo. Erano proprio come in una canzone, versi che devono evocare assieme alla musica delle idee più profonde, che invece in un romanzo ti aspetti di trovare più sviluppate.
Nonostante tutto è stato di nuovo un piacere sfogliare il libro itinerante