Ieri si è tenuta la riunione del nostro gruppo di lettura catanese,
La Marcia degli Elefanti, e abbiamo parlato del romanzo "
Rebecca, la prima moglie" di
Daphne du Maurier, proposto dalla sottoscritta. Alla riunione erano presenti: Lucrezia, Serena, Alessandro, Antonio, Emanuele, Loredana, Paola, Matteo, Martina, Valentina, Giuseppe e me medesima.
Il libro è stato accolto con un giudizio medio-favorevole quasi da tutti (non da Paola!), ma certamente la parte migliore del romanzo è stata la discussione di gruppo! Il problema maggiore che abbiamo riscontrato un po' tutti è che bisogna arrivare a circa metà volume prima che la storia ingrani sul serio, il racconto fino a quella parte risulta abbastanza lento. Altro problema è stato definire il genere del libro e, quindi, che tipo di aspettative avremmo dovuto avere perché, benché venga etichettato come giallo, il romanzo è decisamente gotico, forse un po' thriller psicologico con una leggera tinta noir.
Nonostante, qualche anno fa, avessimo già letto "
Mia cugina Rachele"
(proposto da me perché nella vita ci vuole coerenza letteraria
) e fossimo quindi preparati alla scrittura dell'autrice, abbiamo trovato delle differenze stilistiche che ci hanno fatto apprezzare meno questo romanzo rispetto al precedente. Lo stile della du Maurier risulta più lezioso (cit. Emanuele) ed esageratamente descrittivo in "
Rebecca", forse perché la narrazione è affidata a un personaggio che vuole darsi un tono.
Le protagoniste dei due romanzi sono donne moderne, anche se forse Rebecca è fin troppo contemporanea, ma vengono sempre raccontate da altri. Rebecca e Rachele, infatti, non raccontano mai la loro versione dei fatti in prima persona, sappiamo alcune cose dai racconti altrui e, praticamente sempre, si tratta di narratori non particolarmente affidabili. In questo romanzo, peraltro, Rebecca è già morta da mesi, eppure è la protagonista assoluta della storia e riempie quasi ogni pagina, tanto che la narratrice - nonché colei che dovrebbe essere la protagonista - non ha nemmeno un nome.
La discussione si è spostata sull'analisi dei vari personaggi del romanzo: la narratrice è la classica donnina "angelo del focolare", sottomessa al marito e capace di farsi svariati film mentali; Maxim è l'aristocratico che si ingabbia dentro le regole morali della società perché sarebbe sconveniente fare in modo diverso; Rebecca è la donna libertina ed emancipata, ma troppo stronza, immorale e, secondo il racconto altrui, quasi ninfomane, in pratica un demone sceso in terra; Frank è il fedelissimo di Maxim, ma anche l'unico vero gentiluomo; Beatrice, la sorella di Maxim, è forse il personaggio più autentico di tutto il romanzo. Capitolo a parte meritano Ben e la signora Danvers, i personaggi più interessanti: il primo è affetto da una disabilità intellettiva dalla nascita, ma capisce molto più di quanto gli altri credano e ha un ruolo importante nel finale; la signora Danvers è inquietantissima, psicotica e ossessionata dal ricordo della sua cara Rebecca, le parti più "thriller" del romanzo le dobbiamo a lei.
Personalmente ho trovato la narratrice veramente troppo stupida all'inizio, anche se si potrebbe essere più indulgente di me e ritenerla troppo giovane, cresciuta in un ambiente completamente diverso e con altre prospettive di vita, mentre Maxim è una red flag gigante e non mi farete mai cambiare idea. Siamo stati tutti d'accordo nel ritenere che entrambi risultino dei personaggi piuttosto passivi in questo romanzo, eccezione fatta per gli unici 15 minuti in cui Maxim compie il femminicidio e di cui non si pente mai. Su Maxim ci sono stati due schieramenti: da una parte Paola e Alessandro che, in qualche modo, lo scusavano o facevano il tifo per lui, dall'altro lato io e Lucrezia che ci dicevamo contrarie.
Abbiamo poi parlato delle postfazioni (italiana e inglese), soprattutto grazie a Lucrezia: Daphne du Maurier era legata alla famiglia Brontë e scrisse una biografia su Branwell (il fratello del trio femminile che tutti conosciamo) e, infatti, è facile notare come "
Rebecca" sia fortemente ispirato a "
Jane Eyre" di
Charlotte Brontë: le tinte gotiche, l'uomo maturo già sposato e che non è uno stinco di santo, la prima moglie ribelle e su cui aleggia un mistero, la ricerca di una seconda moglie giovane e innocente, le descrizioni naturalistiche, Thornfield Hall e Manderley che bruciano... probabilmente "
Rebecca" è un tributo al romanzo di Charlotte.
Successivamente, il discorso si è focalizzato brevemente sul film di Alfred Hitchcock o, meglio, su uno stralcio di intervista, contenuta nell'edizione italiana, che François Truffaut gli fece a proposito del suo
Rebecca, e ci siamo ripromessi (chi più e chi meno) di vedere questa trasposizione cinematografica, soprattutto per il finale!
A confronto ultimato, abbiamo votato la prossima lettura del mese per la categoria fantascienza e il libro vincitore è "
Guida galattica per gli autostoppisti (vol. 1)" di
Douglas Adams, proposto da Emanuele.