SINOSSI
Disoccupati, meccanici falliti, immigrati cinesi, sudamericani, romeni, sciamane improvvisate, cavie umane per esperimenti farmaceutici, nomadi stanziali. Sono loro i protagonisti dei tredici racconti di Carne di cane. Figure borderline che si muovono in un micromondo fatto di luoghi dell'abbandono, bretelle autostradali, sconfinati hinterland padani. Che vadano a caccia di sciacalli, si intorpidiscano con i ricordi del tempo del comunismo, sequestrino cani o si battano miseramente nell'eterna guerra dei poveri, le figure che agiscono nei testi rappresentano l'estremità, il confine della società contemporanea. Una vera e propria no man's land emotiva.
RECENSIONE
Nel panorama letterario contemporaneo, la narrativa breve d'esordio rappresenta spesso una scommessa complessa, un terreno in cui la capacità di sintesi e la potenza dell'atmosfera devono condensarsi in poche pagine per lasciare il segno. Con Carne di cane, volume pubblicato da Catartica Edizioni, Lara Gallet raccoglie questa sfida e consegna al lettore una raccolta di tredici racconti di rara incisività, capace di tracciare una mappa geopolitica ed emotiva delle nostre periferie più dimenticate. L'opera si configura fin dal titolo come un pugno nello stomaco: Carne di cane evoca immediatamente concetti di scarto, di macellazione sociale, di una vita ridotta alla sua componente più biologica e sacrificabile, privata di quella patina di decoro e civiltà che la società occidentale contemporanea esibisce come un trofeo. Questa crudezza non è però un mero esercizio di stile fine a se stesso o un autocompiacimento del degrado; al contrario, è la chiave d'accesso per entrare, a piedi uniti e senza filtri, in una vera e propria terra di nessuno sia geografica che esistenziale. Il cuore pulsante del libro è costituito dai suoi protagonisti. Gallet sceglie deliberatamente di non dare voce alla borghesia rassicurante, ai drammi da salotto o alle crisi esistenziali della classe media. I suoi personaggi appartengono a quella fauna umana che popola i margini: ci sono disoccupati cronici, meccanici falliti che cercano di sopravvivere alla deindustrializzazione, immigrati provenienti dalla Cina, dal Sudamerica e dalla Romania che cercano faticosamente di radicarsi in un tessuto ostile o indifferente. E ancora, sciamane improvvisate che vendono illusioni a chi non ha più nulla in cui credere, cavie umane che vendono il proprio corpo alla sperimentazione farmaceutica pur di sbarcare il lunario, e nomadi stanziali bloccati in un limbo identitario. Queste figure borderline si muovono all'interno di una cornice spaziale ben definita e fortemente caratterizzante. L'autrice, laureata in Scienze Umane dell'Ambiente e appassionata di brutalismo architettonico, riversa la sua sensibilità urbanistica nelle pagine del libro. Lo sfondo non è mai un semplice elemento decorativo, ma un co-protagonista attivo. Le storie prendono vita nei luoghi dell'abbandono, tra svincoli autostradali, cemento armato grigio e gli sconfinati, nebbiosi e alienanti hinterland padani. È l'estetica della periferia che si fa specchio dell'anima: i paesaggi frammentati, interrotti da capannoni industriali dismessi e bretelle d'asfalto, riflettono l'interruzione dei legami sociali e la frammentazione emotiva dei personaggi. Attraverso i tredici testi, assistiamo a dinamiche spietate. I protagonisti si trovano spesso a combattere quella che può essere definita "la guerra dei poveri", un conflitto orizzontale in cui gli ultimi non si uniscono per sovvertire il sistema, ma si scontrano tra loro per accaparrarsi le briciole. Che si tratti di andare a caccia di sciacalli, di sequestrare cani per ottenere un riscatto o di perdersi nei fumi della nostalgia legata ai ricordi del blocco comunista dell'Est Europa – territorio evidentemente caro all'autrice –, ciò che emerge è un senso di assuefazione al dolore e alla precarietà. Tuttavia, il grande pregio della scrittura di Lara Gallet risiede nella capacità di non scivolare mai nel pietismo o nel patetismo moralista. L'autrice osserva questo micromondo con l'occhio clinico e ravvicinato del documentarista, ma con una profonda e sotterranea empatia. C'è una dignità intrinseca in queste esistenze sbandate, un'ironia amara e talvolta grottesca che permette loro di non soccombere del tutto, di non trasformarsi completamente, appunto, in "carne di cane". Anche nelle situazioni più disperate o moralmente discutibili, permane un barlume di umanità, una ricerca disperata di senso o di riscatto, per quanto misero o distorto possa apparire agli occhi della società integrata. Dal punto di vista stilistico, la prosa è asciutta, tagliente, priva di fronzoli retorici o di fioriture liriche superflue. Il ritmo è serrato, coerente con l'urgenza delle storie raccontate. Gallet dimostra un'ottima padronanza della struttura del racconto breve, riuscendo a creare in poche battute un'atmosfera densa e a tratteggiare personaggi tridimensionali, dei quali intuiamo il passato e il tragico destino anche dietro un singolo gesto o un dialogo spezzato. In conclusione, Carne di cane è un esordio potente e maturo che inserisce Lara Gallet tra le voci più interessanti della nuova narrativa sociale italiana. È un libro necessario per chiunque voglia guardare oltre la facciata lucida delle nostre città, un viaggio letterario crudo ma profondamente umano che costringe a fare i conti con i nostri rimossi collettivi e con le crepe del mondo contemporaneo.
[RECENSIONE A CURA DI RENATO FARANDA]
| Autore | Lara Gallet |
| Editore | Catartica Edizioni |
| Pagine | 216 |
| Anno edizione | 2025 |
| Collana | In quiete |
| ISBN-10(13) | 9791281401570 |
| Prezzo di copertina | 16,00 € |
| Categoria | Contemporaneo - Attualità - Sociale - Psicologico |

