SINOSSI

Durante la Guerra di secessione cinque uomini fuggono da una prigione sudista a bordo di una mongolfiera, ma una tempesta li porta molto fuori rotta, facendoli precipitare su un'isola all'apparenza selvaggia e disabitata. Grazie alle competenze scientifiche dell'ingegnere Cyrus Smithe e alle conoscenze botaniche del giovane Herbert, il gruppo, di cui fanno parte anche il giornalista Spilett, il marinaio Pencroff e l'ex schiavo Nab, riesce a trovare il modo di sopravvivere e a ricostruire un ambiente civilizzato da abitare. Sembrerebbe andare tutto per il meglio, ma alcuni strani accadimenti fanno pensare ai naufraghi di non essere così soli sull'isola come avevano pensato inizialmente. Mentre cercano di investigare, la natura dimostra di non farsi sottomettere con facilità e si manifesta in tutta la sua forza distruttiva, mettendo in pericolo l'esistenza del piccolo gruppo. Famoso in tutto il mondo per le storie avventurose, Jules Verne è a giusto merito riconosciuto come uno tra gli autori che più di tutti hanno gettato le basi di quello che sarebbe poi diventato il genere fantascientifico. Con L'isola misteriosa sembra però avvertire i suoi lettori che esiste un limite al controllo che l'uomo, con la propria volontà e attraverso l'uso della tecnologia, può esercitare sulle forze della natura. Nonostante questo implicito ammonimento, come in ogni romanzo di Verne il lettore sarà trasportato in una meravigliosa e coinvolgente avventura in una terra remota e selvaggia.

RECENSIONE

Una prima inevitabile riflessione che scaturisce dalla lettura di questo romanzo è che, ancorché sia stato considerato a lungo un'opera per ragazzi, esso si presta a diversi livelli di lettura, tutt'altro che scontati. In seicento pagine (ma si tenga conto che si sale ben oltre le mille annoverando nel conto l'intera trilogia comprendente I figli del capitano Grant e il celeberrimo Ventimila leghe sotto i mari) Verne mette infatti in scena non solo l'avventura robinsoniana dei naufraghi che colonizzano l'isola Lincoln, ma anche e soprattutto la lotta tragica tra la scienza e la natura. In tal senso, del resto, è da intendersi il personaggio di Cyrus. Egli incarna la massima espressione della ragione, che consente ai coloni di piegare gli elementi alle proprie necessità, senza che però questa "disponibilità" ad assecondare le richieste dell'uomo si traduca nella possibilità di quest'ultimo di esercitare un autentico dominio. Pur vivendo in piena epoca positivistica, Verne ci sta in pratica mettendo in guardia rispetto ai limiti della tecnica, del tutto inerme al cospetto di una natura enormemente più potente. La deflagrazione finale - autentica conclusione del romanzo - altro non è che la presa di coscienza di un destino ineluttabile, simbolicamente reso con l'inabissamento del Nautilus per volontà dello stesso Nemo. Si tratta, con tutta evidenza, di un atto di resa incondizionata, tanto più sconcertante in quanto giunto come conseguenza di una disillusione. Cyrus e i naufraghi, in altre parole, sono costretti a riconoscere i propri limiti: non vengono a capo del mistero dell'isola se non quando Nemo decide di instradarli verso la soluzione dell'enigma, e non hanno modo di contrastare la violenza distruttrice del vulcano.
Svanisce di conseguenza anche l'altro mito verniano dell'isolamento come unica forma di contrasto all'imbarbarimento della civiltà contemporanea. Se infatti possiamo cogliere nell'isola una metafora della necessità di chiudersi in uno spazio protetto allo scopo di vivere secondo ragione e senza prevaricazioni di classe, è altrettanto lecito rovesciare la medaglia per osservare che tutto questo ha un prezzo molto salato, ossia la solitudine estrema. Giudicato in quest'ottica, il romanzo di Verne si colora di tinte tragiche: non c'è salvezza per i naufraghi, destinati a veder distrutto il frutto del loro duro lavoro da un atto di supremazia della natura; non c'è lieto fine per Nemo, costretto a riconoscere il fallimento di una ribellione che può avere valore per il singolo, ma solo a condizione di voltare le spalle all'intera umanità.
Conclude infatti giustamente Jacopo De Michelis nella sua pregevole Introduzione all'edizione Marsilio: "I coloni avevano finito per trovare la loro 'vera' patria nell'isola sperduta su cui erano confinati e che avevano trasformato in una copia in miniatura del loro paese lontano, e questo li condanna, al loro ritorno, a sentirsi sempre degli esuli in patria. E in questa complessa dialettica che si instaura tra patria ed esilio per cui ad assumere il nome di 'patria' è sempre un sostituto, la copia di un originale assente, risiede la componente tragica dell'opera di Verne" (p. 21).

[RECENSIONE A CURA DI GIGIMALA]

Autore Jules Verne
Editore Feltrinelli
Pagine 672
Anno edizione 2022
Collana Universale economica. I classici
ISBN-10(13) 9788807904219
Prezzo di copertina 12,00 €
Prezzo e-book 1,49 €
Prezzo audiolibro 7,66 €
Categoria Azione - Avventura