SINOSSI

Il romanzo narra le vicende di Giocasta, giovane Tebana, la quale a soli undici anni si trova moglie di Laio e regina di Tebe. Il marito, uomo il cui passato nasconde crimini efferati, decide di recarsi a Delfi per domandare all'oracolo riguardo alla propria mancanza di prole. Questi gli rivela che, a causa della sua vita senza morale, lo aspetta un futuro funesto in cui il figlio che metterà al mondo si macchierà del suo assassinio e di incesto, complice del secondo un'ignara Giocasta. Di ritorno da Delfi Laio, il cui primario interesse è da sempre il proprio benessere, diffonde una convincente menzogna che vede Giocasta come impura protagonista. Per quest'ultima, la quale sente Tebe crescerle ostile, è tempo di agire: con l'aiuto di una fidata ancella, Merope, e di Aspasia, l'amata nutrice, riesce a lasciare la città in sicurezza. Grazie a un astuto espediente la nutrice riesce a cambiare le carte in tavola assicurando a Giocasta, al sicuro e incinta sul monte Citerione, una mano vincente: Tebe è ora a conoscenza della benedizione divina che si è manifestata in Giocasta sotto le sembianze di un bamibino e Laio non ha altra scelta che celebrare la buona novella e attendere che la moglie torni, in procinto di partorire, a Tebe. Quando questo accade però il piano della nutrice, che avrebbe visto Giocasta salva grazie all'erede, si sbriciola sotto il peso del desiderio di vendetta di Laio. Questo infatti inscena la morte della moglie e tortura il proprio figlio fino, egli crede, alla morte.

Gli anni passano in tranquillità per la città di Tebe fino all'avvento della Sfinge, temuta creatura ritenuta punizione divina dai più. Il mostro ingurgita chiunque fallisca nel rispondere ai suoi indovinelli e la città è ormai allo stremo. Laio decide così di partire, una seconda volta, verso Delfi in quanto desidera conoscere le motivazioni che hanno portato il mitico essere nella sua città. Nel contempo nella città di Corinto Edipo, il bambino che Laio aveva creduto morto si accinge a partecipare alla gara più importante della sua vita. Al termine di questa, che lo vede vincitore, viene messo a parte di una terribile verità: egli non è, come aveva sempre creduto, il figlio di Peribea e Polibo, regnanti di Corinto, ma è un trovatello senza nome salvato da una morte certa dai due coniugi. Il giovane, desideroso di apprendere di più riguardo alle proprie origini, si mette in viaggio verso Delfi, ignaro che un destino già scritto lo vuole protagonista di tragici gesti. Sulla via verso l'oracolo egli si imbatte in Laio e, in seguito a un diverbio, lo uccide. Scosso ma risoluto Edipo prosegue nella sua impresa di incontrare la Pizia la quale, palesatasi sotto un'inusuale forma, gli rivela il drammatico destino che lo attende. Edipo, interpretando il vaticinio come fatale per il padre Polibo e terribile per la madre Peribea, decide di non fare più ritorno a Corinto e segue, affamato di gloria, le voci che richiedono a gran voce un eroe che possa battere la Sfinge fino a Tebe. Qui egli viene incoronato re con un suntuoso matrimonio che lo vede unito in sposo a Giocasta, celata alla vista di tutti come prigioniera da Laio e recentemente liberata dal di lei fratello Creonte.

Giocasta sembra aver finalmente trovato la pace che, dopo anni di sofferenze, è arrivata a meritare: i suoi quattro figli, Eteocle, Polinice, Antigone e Ismene, sono nel fiore dell'età e il marito, Edipo, è un uomo premuroso e amabile. Qualcosa di imprevisto però turba la pace di Tebe e dei suoi abitanti: una terribile pestilenza si espande in città, colpendo le donne che ivi vivono e rendendole sterili. L'improvviso morbo si evolve velocemente causando ora anche la morte di chi ne è colpito. Edipo decide di lasciare la città con il genero, Creonte, per dirigersi nuovamente verso Delfi. Qui apprende che la causa del morbo è da ricercarsi nella mancata condanna dell'assassino di Laio il quale, egli deduce, deve trovarsi ancora a Tebe. Tornato a palazzo egli interroga il noto indovino Tiresia il quale, però, si mostra restio nel rivelare chi sia il colpevole della morte di Laio e, quindi, della pestilenza. Insospettito dalla reticenza dell'uomo, Edipo è pronto a scagliarsi contro il genero quando un'inaspettata missiva lo informa della morte del padre, Polibo. A Edipo, però, non è permesso di piangere adeguatamente l'amato padre; la madre Peribea, infatti, autrice della lettera, lo mette a parte del segreto che vent'anni prima era così desideroso di conoscere: egli non è, infatti, loro figlio ma è, bensì, un orfano salvato poco fuori Tebe. Giocasta, letta la missiva e inteso che il marito è in realtà il figlio creduto perduto tanti anni prima perde il senno e si suicida. Edipo, comprendendo anch'egli, in un moto di follia si acceca poco prima di venire bandito da Tebe. Assieme a lui decide di partire Antigone, figlia fedele che lo accompagnerà per tutta la Grecia fino alla di lui morte.
Questa avviene nei pressi di Atene, città il cui re, Teseo, illuminato dal volere divino, accoglie Antigone nella sua reggia e le offre di scortarla fino a Tebe. Giuntavi ella trova una situazione politica esasperata: i fratelli, Eteocle e Polinice, si contendono il trono avvelenati dai consigli malevoli di uno zio famelico. Rottosi definitivamente ogni rapporto tra i gemelli, Polinice abbandona la città per ritornarvi, qualche mese dopo, in compagnia di un poderoso esercito: a Tebe è guerra. La morte dei concittadini, la crudeltà di Eteocle e il ferimento dell'amata sorella Ismene spingono Antigone all'azione: insieme a un manipolo di donne Tebane ella riesce a catturare Eteocle e a portarlo oltre le mura, al cospetto di Polinice. Tra i due ha luogo un duello all'ultimo sangue che non vede vincitori: i gemelli esalano insieme l'ultimo respiro sancendo la fine della breve ma sanguinosa guerra.

Creonte, salito al potere sul trono di Tebe, stabilisce che il corpo di Polinice rimanga insepolto. Antigone è ora combattuta tra un'individualità mai vissuta e una dedizione all'altro che da sempre ha scandito le vicende della sua vita: lontana da Tebe l'aspetta un futuro felice con l'amato Emone mentre a Tebe non l'attende che la morte. Questo lo sa bene la sorella Ismene che la supplica di abbandonare il cadavere di Polinice e di lasciare Tebe; Antigone accetta di partire ma, mentre sta raccogliendo i suoi pochi averi, l'armatura luccicante di un soldato posto a guardia di Polinice cattura il suo sguardo ed ella comprende che non lascerà mai Tebe. Seppellito il fratello e fatta prigioniera dallo zio Creonte Antigone accoglie la morte insieme all'amato Emone, mettendo per sempre fine alla tragica stirpe dei regnanti di Tebe.

AUTORE

Simona Schifano nasce il 18 Ottobre del 1995 e fin dalla tenera età sviluppa un'innata inclinazione per la scrittura e l'archeologia. Cresce a Milano, dove frequenta l'istituto classico Alessandro Manzoni e, presso l'Università Statale, il corso di laurea triennale "Scienze dei Beni Culturali". Dopo anni dedicati a insegnare la lingua italiana, decide di indirizzare la sua passione per la scrittura nella stesura di un romanzo, Antigone, che pubblica nell'estate del 2018. Attualmente studia Bioarcheologia a York, in Inghilterra, dove lavora come traduttrice e trascrittrice.