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Nasce da una lettura recente la voglia di scoperchiare il vaso di Pandora dei personaggi donne più anticonvenzionali, irriverenti, a volte maligne e perfino mostruose della letteratura.

Il libro, in particolare, è Katie di Michael McDowell. La protagonista è una ragazzina, mezza streghetta e perfida fino al midollo, che non si fa scrupoli davanti a niente pur di ottenere quello che vuole, che guarda caso sono proprio i soldi di una brava ragazza timorata di Dio. Nonostante abbia fatto il tifo per quella buona, ad oggi neanche mi ricordo come si chiama. E infatti il titolo del romanzo è proprio Katie, perché è lei il personaggio che lascia il lettore senza parole. Senza Katie il romanzo non esiste.

Katie non è un'eccezione: è parte di una genealogia letteraria di donne che non vogliono essere amate a tutti i costi.

Si pensi a Catherine Earnshaw di Cime tempestose. Catherine non è un'eroina romantica: è crudele, egoista e contraddittoria. Gioca con due uomini senza troppi sensi di colpa e fa tutte le scelte sbagliate, non per debolezza, bensì per rimanere lucida su ciò che le viene chiesto dalla società. Catherine è una forza della natura che non trova spazio nel mondo che la circonda e per questo implode. Non è simpatica, non è moralmente corretta, è viva. Ed è proprio questo che la rende insopportabile ma indimenticabile.

All'estremo opposto c'è Pecola Breedlove, protagonista de L'occhio più azzurro di Toni Morrison. Pecola non è irriverente né maligna: è spezzata. Eppure, anche lei appartiene a questo vaso di Pandora, perché la sua mostruosità è quella che le viene cucita addosso. Pecola è una bambina nera che desidera gli occhi azzurri perché ha interiorizzato l'idea di essere sbagliata. La sua colpa è esistere in un corpo che il mondo rifiuta. Morrison ci mostra la follia che deriva dal sentirsi brutte, l'insicurezza che logora dentro una ragazzina fino al punto di impazzire. Pecola infatti è quasi fastidiosa nel suo essere così all'estremo del rifiuto sociale. Perché le femmine sgraziate, inadeguate, che non vogliono capire come gira il mondo, fanno paura alle donne stesse, che tra sé pregano di non finire in quel calderone.

Poi c'è Elizabeth Bennet di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen, che a prima vista sembra fuori posto in mezzo a tanta oscurità. E invece no. Elizabeth è rivoluzionaria proprio perché rifiuta con intelligenza il ruolo che le è stato assegnato. In un'epoca che chiede alle donne di essere dolci e accondiscendenti, Elizabeth osa essere orgogliosa. Giudica, sbaglia clamorosamente, è arrogante da morire e si permette perfino di cambiare idea a suo piacimento, guidata solo dall'istinto.

Liesel Meminger, Storia di una ladra di libri, è appunto una ladra. Una femmina, ladra, che ruba i libri per sottrarli al controllo della censura. Quindi si potrebbe dire che oltre tutto è anche intelligente. A raccontare di lei nel romanzo è un'altra voce femminile, di una mostruosità diversa e molto più concreta, la Morte. Siamo nella Germania nazista, tra roghi di libri e persecuzioni, dove le parole sono un pericolo per alcuni, una forma di resistenza per altri, che vive silenziosa mentre milioni di ebrei vengono uccisi. Liesel incrina la concezione stessa di essere femminile.

Come dimenticare Emma Bovary, l'adultera di Madame Bovary di Gustave Flaubert. Emma non è romantica, non lotta per un bene superiore: semplicemente è una lussuriosa. Il più grave dei mali, forse peggio dell'intelligenza! Vuole uomini, lusso e passioni. Non chiede comprensione, non cerca redenzione. Il suo peccato più grande è volere tutto e per questo finisce per consumarsi da sola, tra passione e disperazione. Un altro personaggio che chiaramente non vuole piacere a nessuno, vuole solo mostrare una parte che esiste anch'essa in questi esseri incredibili che sono le donne.

Queste e molte altre donne della letteratura non esistono per piacere necessariamente al lettore. Sono scomode, cattive, irriverenti, sgraziate, imperfette. E questo vaso di Pandora di donne sbagliate potrebbe continuare all'infinito. Come nei libri è nella realtà. Nessuna donna è semplicemente docile, buona, perfetta come le madonne e le sante. Non lo sono e non vogliono essere. E quando tutte le culture cominceranno ad accettarlo, forse avremo meno donne che sono vittime di violenza, solo perché vogliono essere donne senza rinunciare a essere se stesse.

(articolo a cura di Vanessa Del Chiaro Tascon)

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