SINOSSI

Il vento è il titolo di una canzone su cui gira la storia narrata. Storia di rock e provincia. Fabietto ne è il protagonista. Il nostro protagonista suona in una rock band e tira a campare consegnando pizze da asporto, avvalendosi di un motorino: uno "speedy". La sua vita è in divenire. Bighellona tra il bar, la sala prove, rifugi fisici e letterari, e la pizzeria dove lavora. Vive a casa con i suoi. Papà, mamma, nonna, Rocky il cane, Micia il gatto e Respiro il pesce rosso. Nel percorso narrativo incontrerà un morto ammazzato e una certa ostilità riconducibile a una visione provinciale del contesto in cui è inserito. Il morto ammazzato è il suo datore di lavoro, Baffo. L'ostilità deriverà dal fatto che sul luogo del delitto gli inquirenti troveranno parte del testo, scritto dall'assassino sul pavimento, di una canzone che Fabietto aveva composto qualche tempo prima: Il vento.
Non verrà inscritto nel registro degli indagati ma dovrà combattere contro le varie vox populi: agli occhi della sua gente colpevole, quantomeno morale, del fattaccio.
Fabietto non troverà rifugio nella famiglia (stretta o allargata che sia, così come la band), bensì nella letteratura e nei piccoli-grandi rapporti di amicizia che si instaurano con gli animali domestici: cani, gatti, o pesci rossi che siano.
La cronaca nera si trasforma in opportunità: Il vento diventa una hit radiofonica e Fabietto, assieme alla sua band, godranno di un periodo di gloria quantomeno inattesa e nemmeno troppo voluta. Breve escursus nell'industria discografica che durerà il tempo dell'illusione di una gloria indotta, poco meritocratica così come quasi la totalità della musica radiofonica contemporanea. Ma il testo non è un'analisi dell'industria discografica attuale. Nemmeno un giallo, nonostante il finale un po' a sorpresa che rivelerà l'assassino. Piuttosto, una visione claustrofobicamente romantica di un certo tipo di provincia: che ti soffoca cullandoti, che ti accoglie con i suoi tentacoli ma che se vuole ti respinge con le fiamme che escono dalla sua bocca, che ti permette di essere te stesso ma solo come tu gli sei congeniale. Insomma, luogo problematico per spiriti liberi e creativi: origine, trampolino, contenitore, implosione di noi stessi.

AUTORE

Vincenzo Elviretti è nato a Roma nel 1981 e tra le varie passioni ha quella della scrittura. Ha pubblicato una raccolta di racconti "Pietre" attualmente acquistabile tramite Il mio libro (Gruppo l'Espresso). La raccolta è stato oggetto di un saggio ad opera di Paolo Leoncini, dell'università Ca Foscari di Venezia. Il testo del sig. Leoncini è apparso su Italica n. 88, la rivista letteraria dell'Università dell'Indiana, negli Usa. Con il racconto, "La sete di Alfredo", ha partecipato alla raccolta collettiva Carie, storia di ordinaria indipendenza, edito da Giulio Perrone Editore. Due suoi racconti sono inseriti in altrettante raccolte collettive edite da Centocinquantalibri edizioni: Il coraggio, la paura, la speranza; Il viaggio e l'avventura, del 2010 e 2011. Un altro racconto è contenuto nel numero 22 di Incroci, rivista letteraria edita da Adda editore. Nel 2016 quattro racconti sono stati pubblicati da "Vitale edizioni", stampati in una cinquantina di copie. Nel 2015 il racconto "Annarella la paperella" è stato premiato in una speciale sezione del concorso letterario "Lettere a Letizia". Lavori sparsi sono stati pubblicati sul web, su siti dedicati e riviste online. La sua tesi di laurea "L'evoluzione del toyotismo e la sua evoluzione nell'industria italiana", ha vinto il concorso corso come miglior tesi tra tutte quelle pubblicate sul sito Tesionline.it, indetto nel 2009. La tesi è stata acquistata in forma digitale, dal 2009, in un centinaio di copie.