SINOSSI
Sfogliando la notevole mole di pubblicazioni relative alla Grande Guerra capita spesso di trovare riferimenti al ruolo dei mezzi di informazione, descritti come elemento di condizionamento dell'opinione pubblica. Davanti a queste asserzioni rintracciabili, con varie sfumature, nella letteratura di tutti i Paesi che hanno partecipato al conflitto, è nata l'esigenza di capire meglio cosa sia stato raccontato e cosa sia stato taciuto prima, durante e dopo quei terribili anni di guerra. L'analisi, data la vastità dell'argomento, è stata circoscritta al caso italiano; l'intento è stato quello di mettere in luce i fattori che hanno condizionato la libera informazione e come siano stati riferiti i fatti nel momento stesso in cui sono accaduti. Episodi noti e meno noti della Prima Guerra Mondiale sono stati messi a confronto con i Bollettini ufficiali di guerra, giornalmente diffusi dal Comando Supremo, e con le notizie diffuse dall'Agenzia Stampa Stefani comunque vagliate e verificate dalla censura. Già prima che l'Italia dichiarasse guerra all'Austria, la stampa, in parte finanziata da gruppi industriali che si sarebbero poi arricchiti a dismisura con le commesse militari, aveva già mostrato il proprio lato oscuro, riconducibile al tentativo di orientare le masse con una martellante campagna sulla necessità di partecipare al conflitto. A conflitto terminato, non si può ignorare l'uso spregiudicato fatto della memoria della guerra e del suo carico di lutti: una rappresentazione retorica volta ad avallare un nuovo regime, non propriamente democratico, il cui ideale era il compimento del processo intrapreso nel 1915. Questa rappresentazione, solamente scalfita dai cambiamenti epocali verificatisi alla fine della Seconda Guerra mondiale, a distanza di un secolo continua ad influenzare l'opinione pubblica sorvolando su aspetti non secondari di una vicenda che ebbe conseguenze devastanti per centinaia di migliaia di famiglie italiane. Onorare la memoria dei caduti militari e civili, che in quel conflitto persero la vita, vuol dire consegnare alle nuove generazioni un quadro il più possibile esaustivo di ciò che è stato. Anche degli aspetti più imbarazzanti della storia. Incrociando le fonti, note e meno note, con questo volume si è voluto aggiungere un tassello alla ricostruzione critica di una fase cruciale della storia d'Italia, con uno sguardo sugli effetti prodotti dal condizionamento dei mezzi d'informazione da parte del potere politico ed economico.
AUTORE
Fulvio Bernacchioni, nato nel 1962 a Montevarchi, in provincia di Arezzo, è un giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti da oltre trenta anni. Ha iniziato l'attività come corrispondente sportivo per il Corriere di Arezzo, testata con la quale collabora tutt'ora, e per la Gazzetta dello Sport. Allargata l'attività alla cronaca, si dedica con passione alla fotografia ed alla ricerca storica, sempre "viziata" dall'esperienza giornalistica. Ha realizzato mostre personali e le sue foto sono apparse su riviste italiane ed estere. La passione per la ricerca e gli studi storici è sfociata in numerose pubblicazioni a carattere divulgativo. Se i primi libri sono incentrati sulla valorizzazione storico-turistica del territorio, "Storie e Leggende nella valle dell'Arno" e "Antiche cronache della valle dell'Arno" segnano il passaggio ad un genere nuovo, basato su ricerche d'archivio e testimonianze orali. Per Ricasoli. "Storia di una castello e di una comunità" ha coordinato il gruppo di lavoro interdisciplinare che ha portato nuova luce sul borgo dal quale ha tratto il nome una delle più note famiglie toscane. Negli ultimi anni, la ricerca lo ha portato ad indagare le tecniche ed i linguaggi utilizzati nelle varie epoche per il condizionamento dell'opinione pubblica. Nel 2018 si è aggiudicato il premio letterario "Nabokov" per la sezione saggistica inedita con "1915-1918 Notizie dal Fronte. La Prima Guerra Mondiale nei comunicati ufficiali tra propaganda e censura".
