A parer mio, se l’indice di gradimento letterario si potesse esprimere in gradini, la sfida Faber-Schnitzler finirebbe 199 a 199000. Almeno.

Ma poiché son stato assai severo nei confronti del primo, non voglio esaltare troppo il secondo. Per cui per me la partita si conclude 0 a 8. Un otto pieno è infatti il voto che si merita questo piccolo gioiellino, intitolato
La signorina Else.
Pubblicato nel 1924, il romanzo (breve: solo 122 pagine) racconta la vicenda della diciannovenne Else, figlia di una famiglia dell'alta borghesia viennese, cui la madre – in una lettera dai toni disperati – chiede di salvare il padre dall'imminente bancarotta e dal carcere. In pratica, per trovare il denaro necessario, la ragazza sarà costretta a vendersi ...
Scritto con la tecnica del monologo interiore (lo stesso che metterà alla prova i maratoneti dell’Ulisse: allenatevi!

), il racconto invischia il lettore in un vortice di emozioni, ansie, dubbi, paure, rabbie e ribellioni che lo terrà incollato – pagina dopo pagina - fino all’ultima riga.
"Si legge in fretta, ma non perché sia sottile", scrivono su Anobii. "Si legge in fretta perché correre è l'unico modo per stare al passo con i pensieri di Else, che si accavallano convulsi e si attorcigliano uno all'altro continuamente", fino all’inevitabile cortocircuito. L’immagine è infatti quella di un topo in trappola: una situazione in cui talvolta può capitare di trovarsi, quando non si sa quale direzione prendere e ogni decisione presa "viene subito emendata, messa in discussione e ribaltata, salvo poi essere riabilitata, accettata e infine negata: panico".
L’opera, che rappresenta una critica esplicita ed impietosa alla società viennese dell'epoca, superficiale, ipocrita e immorale, ha un messaggio purtroppo ancora molto attuale. Se un giorno avrete voglia di leggere un intero libro in poche ore, potete dunque sicuramente optare per questo titolo. Se però non vi fidate dei miei giudizi tanto drastici, pazienza: non saprete mai quel che vi perdete …