Sulla scia pirandelliana nata con la lettura di "Uno, nessuno e centomila", ho da poco finito di leggere "L'esclusa", il primo romanzo di Pirandello.
Sinteticamente, narra delle vicende di Marta Ajala, donna cacciata di casa dal marito per aver scritto alcune lettere "sconvenienti" ad un altro uomo, senza che peraltro tra i due ci fosse alcuna reale relazione amorosa. Da questo momento, è un susseguirsi di vicende tragiche che colpiscono Marta e la sua famiglia. Nonostante il tentativo della donna di reagire allo scandalo, ella rimarrà schiacciata dallo "stigma" sociale provocato dal gesto del marito e sarà incapace di trovare un posto nella società (rimanendone irrimediabilmente "esclusa").
La frase che sintetizza il senso del libro è pronunciata nelle ultime pagine dalla protagonista: "che sono io ora? Mi vedi? Che sono…Sono ciò che la gente, per causa tua, mi ha creduta e mi crede ancora e sempre mi crederebbe, anche se io accettassi ora il tuo pentimento!".
La contrapposizione tra l'individuo e la società è interpetata da Pirandello in una chiave fondamentalmente pessimistica, perché il giudizio sociale annienta le possibilità di affermazione e di riscatto del singolo. Richiamandomi alle letture del Gruppo di lettura di Roma, la dinamica del libro mi ha ricordato molto "La ragazza di Bube" di Cassola e "Dell'amore e gli altri demoni" di Garcia Marquez. In tutte queste opere emerge, con un pessimismo che mi pare simile a quello di Pirandello, lo scontro tra l'individuo e la società e la prepotente violenza con cui questa, pur nella varietà delle epoche storiche, frustra i desideri e le ambizioni del primo.
Un'ultima osservazione sul relativismo pirandelliano. Ne "L'esclusa", la concezione relativistica mi sembra ancora in una fase "primitiva". Pirandello dimostra come il giudizio sia profondamente sbagliato e tuttavia impossibile da modificare. Ciononostante, sembra che esista ancora una realtà "oggettiva", corrispondente a quella di Marta. Successivamente (in "Uno, nessuno e centomila", ma anche in "Così è (se vi pare)") è persino la realtà oggettiva a venire meno, essendo sostituita da un'infinità di realtà relative.