Ho finito anche la seconda parte e devo dire che è andata meglio del previsto, anche se c'è stato un momento (anche due, in effetti) in cui mi sono detta "ma chi me lo fa fare?", però sono stata stoica e ho continuato la lettura! Questa parte, nel complesso, mi ha stuzzicato la curiosità perché c'è più sostanza (trama), più profondità e qualche frase un po' descrittiva mi è pure piaciuta perché ne ho riconosciuto l'efficacia poetica. Invece, tra le cose che non ho gradito, oltre alle solite descrizioni liriche di qualsiasi cosa, devo aggiungere quello che definirei "sfoggio di cultura" che appesantisce molto la lettura: D'Annunzio fa moltissimi richiami artistici di poeti, pittori, musicisti, ma anche di poesie, interi sonetti e chi più ne ha ne metta. Non so se riuscirò ad abituarmi all'estetismo dannunziano prima di finire il romanzo, al momento la vedo dura, ma mai dire mai nella vita.
Comunque, in questa seconda parte, Andrea sembra dimostrare una profondità maggiore ed era anche ora. Continuo a provare fastidio per questo personaggio perché D'Annunzio lo rende eccessivo in tutto: passione, competizione, dramma interiore, redenzione, amore, desiderio, sofferenza, momento artistico... ogni cosa è travolgente, altrimenti non è praticamente accennata nel libro. Mi pare alquanto irrealistico che una persona sana di mente affronti tutto con eccessi, così come trovo impossibile che ogni donna sul pianeta si innamori perdutamente di Andrea. Ovviamente è un romanzo, quindi ci sta la finzione, tuttavia sono cose che mi stonano in quanto "troppo" inverosimili, però metto in conto che sia un problema mio.
Il personaggio di Maria, invece, mi sembra molto interessante, soprattutto il suo conflitto interiore e il rapporto con Delfina ma, anche in lei, D'Annunzio esagera alcuni tratti e la rende fin troppo tormentata, lirica e descrittiva quando scrive sul diario.
Finalmente provo una genuina curiosità su questa storia, ammetto che stavo perdendo le speranze