Ok Greta, siamo più o meno allo stesso punto. Qualche commento fa ho detto scherzando che di sto passo lo finirò ad agosto, mi sa che posso in realtà arrivare anche a settembre. Maledetto Gabrielino...
Comunque, qualche considerazione così a casaccio, per vedere se a iniziare una conversazione riesco a leggerlo con meno attrito.
Ho da poche decine di pagine iniziato il secondo libro, quello della rinascita fisica, interiore e spirituale.
Il primo libro si è concentrato sul desiderio corporeo, erotico: infatti si parla tanto dell'attesa di Elena nell'appartamento di Andrea e, soprattutto, della loro vicenda passata. Però il racconto del passato non parla tanto di loro due insieme, da amanti, ma si concentra sul corteggiamento, dal momento in cui si videro al "possesso", poi quasi si salta fino all'addio di Elena e al post-Elena. Tutto st'amore insieme non viene proprio descritto, abbiamo qualche flash qua e là e quasi mai narrato al presente. Per questo è un libro non sull'amore di Andrea per Elena, ma sul desiderio di lei. Desiderio che è massimo prima di averla e dopo averla perduta. Da notare che l'oggetto (più che mai azzeccata quest'espressione per lo Sperelli) del desiderio si chiama Elena, riferimento all'eroina greca che ha fatto così perdere la testa a greci e troiani da scatenare una guerra.
Il secondo libro si è aperto con un inaspettato misticismo di un Andrea che "resuscita", si vergogna della sua condotta di vita, desidera non più l'amplesso fine a se stesso ma un ideale quasi divino. Fino a che incontra una donna elegante, graziosa e misteriosa che non vede in volto. Quando riesce a vederla la descrive con molti riferimenti alla Vergine e agli angeli. Infatti questa donna si chiama Maria. Se prima cercava il possesso carnale, che ora cerchi la venerazione spirituale, la purezza? La contemplazione (anche artistica) piuttosto che l'azione? L'amore ideale invece del piacere carnale?
Mmmmhhhhh, dubito che possa durare. Tutto sto trasporto mi sembra temporaneo e dovuto alla degenza, non ci scommetterei su. Secondo me a un certo punto "sbroccherà" e godrà solo di una cosa: profanare il sacro, dar libero sfogo alla tirannia degli istinti sulla tirannia della morale.Vediamo come andrà a finire.
Sul linguaggio: sono d'accordo, D'Annunzio è davvero un poeta, nel linguaggio, nella successione di metafore, nelle immagini. E' però troppo barocco per i miei gusti. Lo stile ricalca il protagonista e il suo punto di vista, è quindi estremamente funzionale, lo capisco e lo "approvo". Ma il suo eccesso, la decorazione della decorazione della decorazione stufa incredibilmente ed è ciò che mi rende questo libro un boccone così amaro: preferisco lo stile di un Camus o di un Pavese, semplice e diretto, che si concentra su ciò che ha da dire con la poesia dell'essenzialità, all'orpello forzato, al trucco sul viso, alla maschera che nasconde, quantomeno parzialmente, ciò che si ha da dire per cercare di piacere a tutti i costi.