Seguendo le orme di EmilyJane e di Pierbusa, ho letto
M.me Bovary, di Gustave Flaubert. In attesa di un loro commento

, lascio qui le mie impressioni.
"Madame Bovary c’est moi": è con questa frase che Flaubert difese la sua opera al processo all’epoca intentatogli per oltraggio alla morale. Non so bene quel che intendesse dire l'autore con questa sua ambigua affermazione (dato che esistono più interpretazioni), ma io non ho potuto fare a meno di pensare - e non senza un moto di spavento - che anche in me ci fosse almeno un germe della terribile malattia di cui è affetta la protagonista, e che da lei ha preso appunto il nome:
bovarismo. Ed è per questo che il libro - che non esito a definire magnifico - mi ha coinvolto, appassionato e commosso.
Emma Bovary è come un uccello in gabbia. Una gabbia invisibile agli altri, ma che stringe e imprigiona l’animo, fino a togliere il respiro. Perennemente scontenta, annoiata e insoddisfatta della propria esistenza, Emma sogna di volar via, verso mondi immaginari. Ma le sbarre sono ovunque: perché i suoi sogni di vita avventurosa e di amori passionali si scontrano sempre con una realtà - umana e sociale - che lascia poco spazio alla poesia. E del resto, gli ideali romantici sono pure illusioni che possono sbocciare e fiorire solo nelle pagine dei romanzi che alimentano la sua fantasia.
Scoperto l’inganno, non rimane che l’abisso della disperazione, in cui ella finirà per sprofondare. Valeva la pena, gettarvisi a capofitto? Certo che no. Ma diciamolo francamente: anche senza arrivare a determinati eccessi, senza cioè buttare via se stessi e i propri averi, chi non ha mai sognato quel che sogna Emma? Chi può serenamente rassegnarsi alla banalità del quotidiano? E non è naturale desiderare sempre qualcosa di più?
Ecco che allora un po’ di Emma non è forse soltanto in Gustave Flaubert, o in me, lettore appassionato di classici ottocenteschi. No: forse Emma Bovary è anche in chi improvvisamente avverte un sottile senso di insoddisfazione in un animo che credeva pienamente appagato, o in chi, una volta ottenuto ciò che bramava, s’accorge che ancora non basta. E in fondo io penso che nessuno possa mai davvero arrivare a smettere di sognare e di desiderare, costi quel che costi, talvolta magari anche fino al punto di arrivare a dire: "o tutto, o niente", pur sapendo già che qualcosa mancherà sempre ...
Ma questo libro - a mio parere - non manca davvero nulla. Tanto che se ne potrebbero certamente trarre altre letture, diverse dalla mia, che ovviamente offre solo un'interpretazione limitata, parziale e del tutto soggettiva di un romanzo davvero bellissimo.
Voto: 9