Ho finito oggi il libro. L'ho trovato di nuovo bellissimo, ma la cosa più interessante è che stato come se leggessi un libro per la prima volta, perché gli ho dato un significato completamente diverso rispetto alla prima volta. Generalmente non rileggo libri; mi sembra una "perdita di tempo" rispetto alla mole di nuove letture che potrei fare. Ma credo che sia un errore dovuto alla pretesa "consumistica" di leggere il più possibile. La rilettura de Il processo, almeno, mi dice questo.
La prima volta avevo attribuito al libro il merito di aver individuato la condizione di disagio e spaesamento in cui si trova ciascuno di fronte al potere, pubblico e privato. Questo significato, o piano di interpretazione, secondo me rimane, ma a un certo punto, circa a un quarto del libro, ho pensato che il processo non esistesse, che fosse solo una creazione mentale del protagonista, e da quel momento mi si è aperto un mondo.
Mi sono convinto che il processo è un profondo stato di disagio emotivo, una forma di depressione se vogliamo, accompagnata da un senso di colpa immotivato o incomprensibile o esagerato. Di ciò ho trovato conferma in diverse parti del libro.
Il discorso sull'innocenza, fatto dal pittore "confidente" del tribunale, è forse l'espressione più evidente di questa chiave di lettura. La distinzione tra innocenza vera (che non esiste; nessun uomo è del tutto innocente), innocenza apparente e rinvio illumina i diversi modi in cui si può sopportare il malessere di vivere.
Parimenti, la descrizione del commerciante, che abbandona la propria fiorente attività per dedicare la propria vita quasi esclusivamente al processo, è una metafora di come la depressione possa travolgere la vita di una persona.
Il ruolo delle donne, che Primo Levi nella nota finale alla mia edizione del libro ritiene in certa misura positivo, secondo me invece si identifica nella lussuria, forse persino nella causa del turbamento del protagonista.
La conclusione, poi, è la conseguenza dello stato malato del protagonista.
Il libro, non pubblicato in vita da Kafka, rimane per certi versi disordinato e incompleto, ma ciononostante, o forse proprio per questo, contiene una ricchezza di contenuti e significati che lo rendono probabilmente unico. Meriterebbe una terza lettura (che per ora comunque non farò

).