Ho appena finito l'ascolto.
A caldo, mi viene un'intuizione. Secondo me il nocciolo della storia è nella convinzione del protagonista di essere ridicolo. Ma ridicolo perché, a proposito di cosa? Il sogno lo spiegherà ampiamente.
Egli si sente ridicolo perché crede con tutto se stesso ad un mondo di uguaglianza, di pace e d'amore, ma non ne è consapevole perché accettare questo comporterebbe il dileggio, il disprezzo e l'incomprensione da parte degli altri. Verrebbe giudicato un semplice, un utopista o un povero illuso.
Allora ha relegato questi ideali nel profondo di se stesso e si è ridotto a vivere una vita insignificante, senza senso, Queste sono le trappole in cui noi mettiamo noi stessi: vogliamo ardentemente perseguire una meta ma non osiamo affrontare il giudizio degli altri.
Eppure si suol dire "Sii te stesso" e "Vivi la tua vita", ma quando l'attuazione di questi propositi si discosta dalla cosiddetta normalità allora viene rifiutata.
Il soggetto del racconto vive questo conflitto (di cui non è consapevole) in maniera così violenta da desiderare di suicidarsi. Ma improvvisamente si addormenta, e sogna il proprio ideale.
Sogna la perfezione di un mondo armonioso, ma il suo senso di colpa latente lo porta a complicare il sogno e a renderlo un sogno di rovina, o meglio di ripetizione dei misfatti del mondo.
E' come se il suo inconscio (e lo so, non volevo dire questa parola ma è ineludibile) ..dicevo, è come se il suo inconscio gli rivelasse: << questo è ciò che sei e vuoi, predicare e praticare l'amore universale. Sappi però che non potrai cambiare il mondo né sconfiggere la violenza. Il tuo modo di essere è questo: santo, profeta, o vittima sacrificale per un'umanità migliore. Non ci riuscirai, come nessuno ci riesce, e questa è la tua colpa.
Ma ciò non ti esime dall'essere te stesso e prenderti la responsabilità del tuo destino >>.
Dopodiché, o si ammazza davvero o si mette a vivere realizzando la propria aspirazione, per ridicola che possa sembrare.
Tutto sommato quest'uomo è fortunato, a noi gente comune ci tocca di sbagliare a volte per un'intera vita prima di capire (quando ci riusciamo) cosa volevamo essere veramente.
Fine. Che fatica! Se Dosto vivesse gli farei pagare la seduta.
ciao da susy
P.s.: grazie per il suggerimento di lettura!