Salve a tutti amici de Il club del Libro,
sinora ho letto circa 150 pagine di questo bel libro (forse lo avrei già finito, se non avessi messo in mezzo altre letture

) e devo dire che la costruzione psicologica dei personaggi inventati da Maugham ogni volta mi attira e mi affascina.
Trovo che se mi trovassi faccia a faccia con Larry probabilmente inizialmente lo giudicherei un tipo strambo, che vuole sfuggire alle regole di una società nella quale è nato ed è sempre vissuto.
Poi, però, penso che le sue scelte di vita mi porterebbero a riflettere, e incuriosita dai suoi pensieri, vorrei diventarne amica per approfondire il suo modo di pensare

.
Per ora questo è quanto posso dire in merito a
Il filo del rasoio.
Circa l'opinione espressa da Anna (e pure da Maugham),però, non mi trovo concorde: mi pare assai limitativo dire che una persona possa descrivere in maniera credibile solo un suo connazionale.
Cito ad esempio una delle mie opere italiane preferite,
Sostiene Pereira, di Antonio Tabucchi: penso che Tabucchi, pur essendo italiano, sia riuscito a creare un personaggio credibilissimo (quello di Pereira, appunto), pur non essendo tale personaggio di nazionalità italiana come lo scrittore.
Diverso è il discorso dello scrivere solo di ciò che si conosce: penso che dietro ogni opera d'arte, letteraria, cinematografica etc., debba esserci uno studio approfondito, e sempre ci sarà qualcosa del suo autore, sebbene questo qualcosa non sia immediatamente riconoscibile.
E penso anche che la buona letteratura non sempre possa analizzare aspetti conosciuti, ma spesso giochi anche d'invenzione, prova ne siano i generi fantasy, quello della fantascienza e il distopico, e spesso questo grande lavoro di fantasia trova un riscontro nella realtà (pensiamo ad esempio a libri come
1984 di George Orwell o a
La peste scarlatta di Jack London).
Come al solito ho scritto il mio solito papiro, ma quando si tratta di libri... Vabè, inutile che mi ripeta

Buona serata e buona domenica
Ilaria