GIARDINO
E noi cosa mettiamo nel nostro giardino? Cosa coltiviamo per essere sereni e felici?
Ben prima di leggere di Epicuro mi era venuta l´idea che un giardino potesse essere contemporaneamente luogo fisico e di cura dell´anima
Proprio qualche mese fa mi sono candidata per avere un piccolo giardino in cui coltivare orto e fiori e trascorrere del tempo libero in tranquillità. I tempi sono molto lunghi quindi chissà se e quando questa cosa si concretizzerà.
Nel mio giardino "interiore" coltivo molta gentilezza e gratitudine. Cerco di fare regolarmente attività che mi fanno sentire bene: una passeggiata nella natura, una serata in compagnia, un pasto particolarmente buono, attività creative, ballare sulle mie canzoni preferite, imparare qualcosa di nuovo, fare volontariato, passare la domenica a letto. Ho trovato un lavoro che mi dà un senso di stabilità e di "utilità". Dispenso abbracci e complimenti alle persone a cui voglio bene. Cerco nel mio piccolo di rendere la società in cui vivo migliore.
Piacerebbe molto anche a me coltivare un flipper (che cimelio di famiglia fantastico!) nel mio giardino
Che bello! Anche qua a Sesto Fiorentino da tempo hanno attivato questa iniziativa degli orti sociali che danno modo alle persone di prendersi cura di piccole porzioni di terreno, passare del tempo e, in alcuni casi, anche di condividerne la gestione con altre persone.
A marzo scorso abbiamo cambiato casa e finalmente adesso abbiamo un po' di giardino anche noi, circa 100 mq (diviso a metà con la mia vicina) e devo dire che pur essendo totalmente alle prime armi e non avendo il pollice verde, anche solo tagliare l'erba mi rilassa. Vediamo se piano piano inizio a capirci qualcosa
Io sto andando molto avanti con la lettura, sono arrivato a Benjamin (da leggere) perché giovedì devo restituire il libro alla collega.
Tra gli spunti che ho apprezzato maggiormente, il RASOIO di Occam, ovvero il principio di semplicità nell'argomentare (cosa che dovrei imparare)
ma anche VIAGGIO di Montaigne, per il suo parallelismo con la scrittura (
così come il viaggio rappresentava per lui l'occasione di conoscere culture diverse, e di comprendere sé stesso tramite la relazione con "l'altro", similmente la scrittura, paragonabile ad un viaggio tra le parole, gli permetteva di esplorare le regioni più recondite del suo "io").
Poi ovviamente ICEBERG, Freud, il padre della psicoanalisi. Mi piace molto la metafora utilizzata della punta dell'iceberg. "
Non si può calcolare la forza propulsiva di un iceberg dal piccolo frammento visibile oltre la superficie dell'acqua". Mi ha fatto venire voglia di leggere "L'interpretazione dei sogni".
"
Il nostro mondo interiore non è libero di galleggiare tra le onde, ma subisce la pressione costante delle energie occulte dell'inconscio sommerso".
Quanto è vero...