silviArki post=62188 userid=6944
La prima è relativa al pensiero del filosofo Hume, il quale afferma: “la grottesca riduzione di un uomo a puro flusso incoerente di mutamenti non collegati” potrebbe essere applicata, come afferma lo stesso autore, a queste persone che dimenticano anni della loro vita e vivono nel passato? Secondo me si, in fondo in alcuni momenti della nostra vita, anche senza amnesia, noi siamo semplicemente degli esser che vengono “trasportati” dal quello che ci succede senza possibilità di azione.
L'argomento
Hume mi punge sul vivo!
Al liceo fu una delle discussioni peggiori con il mio (bravissimo) prof di Filosofia, alla fine della quale lui mi consigliò, se avessi studiato materie umanistiche all'Università (com'è stato), di scegliere percorsi che prevedessero il minor numero possibile di esami di filosofia, appunto!
Questo perché io non ero solito accogliere i filosofi nell'idea di "percorso", di "storia della Filosofia", ma li dovevo per forza contestare confrontandoli con l'attualità e con il mio modo di pensare.
Però sono molto lieto che Oliver Sacks la pensi esattamente come me!
Riprende l'idea del
fascio di impressioni di Hume nel capitolo XIV, che ho letto proprio ieri. E scrive:
"Questo naturalmente non vale per un essere umano normale, poiché egli possiede
le proprie percezioni. Esse non sono un semplice flusso, sono sue,
unite da un'individualità duratura, o sé
".
Io dicevo al mio prof, a scuola: "Ma se io sono qui al liceo, la mia casa dove c'è la mia famiglia non scompare solo perché non la percepisco. Intanto il concetto di "realtà" è al di fuori di noi. Quando ritorno a casa, dopo la scuola, quella è lì. Io non sono un fascio di impressioni e percezioni di quello che mi circonda nell'aula di un liceo, ma sono un individuo fatto anche di memoria e ricordi (l'individualità di Sacks), perché la realtà esiste fuori da noi e a prescindere da noi. Se fossi solo un fascio di prcezioni, perché allora poi tornerei a casa ogni giorno, quali sarebbero i collegamenti che mi rendono individuo?"
Cioè, Hume parlava dell'essere come esistenza fisica nel momento attuale: io adesso esisto perché percepisco il computer, la sedia, il mio studio, il Forum del Club... Ma non si può non tenere conto di tutte le componenti che costituiscono una persona.
"Noi siamo la nostra storia", come dice Sacks in un altro capitolo poco prima del XIV.