Giovedì, 16 Aprile 2026

Febbraio 2026 - Tre uomini in barca

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17/02/2026 16:02 #73633 da Cassy82
Risposta da Cassy82 al topic Febbraio 2026 - Tre uomini in barca

È una lettura che si affronta molto velocemente ma vorrei "rallentare" un po' e tornare sui primi capitoli condividendo alcune note che ho preso via via.

Siamo all'inizio, quando i tre amici sono riuniti. Parla la voce narrante, Jerome: "Seduti nella mia stanza stavamo tutti male e ne eravamo impensieriti". Ad un certo punto viene fatto riferimento al fatto che leggendo gli annunci dei nuovi farmaci brevettati erano specificati i vari sintomi per i quali il lettore poteva arguire di avere la malattia per cui il farmaco era stato realizzato.
E Jerome dice: "Io li avevo tutti. Che strano. Non mi viene mai di leggere un annuncio di un farmaco brevettato senza giungere alla conclusione di essere affetto dalla peculiare malattia nella sua forma più violenta che forma il soggetto dell'annuncio".

 
hai ragione, anche a distanza di due secoli, l'essere umano ed i suoi bisogni primari non sono fondamentalmente cambiati!
una pubblicitá di fine '800 é entrata nei testi giuridici inglesi perché la societá che produceva le "Carbolic smoke ball" aveva promesso una ricompensa a chi si fosse ammalato pur usando regolarmente questi dispositivi che dovevano prevenire tutta una serie di malattie...Mrs Carlill si ammaló e fece causa all'azienda per avere l'indennizzo promesso. Un po' fa sorridere, ma di fatto ancora oggi molti si affidano fiduciosi a rimedi che promettono  quasi miracoli (soprattutto in termini di estetica).
Quanto all'AI, come si fa a non consultarla prima di rivolgersi al medico   ?
Sará che vivendo in UK il rapporto con il GP non é paragonabile a quello con il medico di base in Italia e, che dire... almeno Copilot é sempre disponibile a offrire risposte e spiegazioni 
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17/02/2026 16:45 #73634 da Francis
Risposta da Francis al topic Febbraio 2026 - Tre uomini in barca
Lettura terminata oggi!
Non aggiungo altro a quanto già detto nei miei post precedenti, ma lascio solo un piccolo appunto sul bellissimo finale, che davvero impreziosisce un testo già eccellente di suo!
Ottima lettura! 

...in medio stat virtus...

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18/02/2026 08:02 - 18/02/2026 08:03 #73639 da Mattia P.
Risposta da Mattia P. al topic Febbraio 2026 - Tre uomini in barca

Cassy82
Quanto all'AI, come si fa a non consultarla prima di rivolgersi al medico?
Sará che vivendo in UK il rapporto con il GP non é paragonabile a quello con il medico di base in Italia e, che dire... almeno Copilot é sempre disponibile a offrire risposte e spiegazioni 

Allora, su questo ti do ragione. Il sistema dei GP inglese lascia un po a desiderare. A me capitava di averne uno diverso per ogni tipologia di problema. Per essere inviati a quello giusto, poi, dovevi fare lo "screening" o il "triage" (sia al telefono, ma anche di persona) con il personale (non medico) di segreteria; con la segreteria collocata in una guardiola come parte integrante della sala d'aspetto (alla faccia della  privacy!). Nonostante ciò, il web come medico non mi attrae proprio. La medicina non è una scelta esatta. L'elemento soggettivo è troppo importante. Ecco perchè credo nel rapporto medico-pazienze. E se questo rapporto non ci soddisfa, dovremmo cambiare medico.

"Bea sostiene che leggere è un'arte in via di estinzione e che i libri sono specchi in cui troviamo solo ciò che abbiamo dentro di noi, e che la lettura coinvolge mente e cuore, due merci sempre più rare"

Carlos Ruiz Zafon
Ultima Modifica 18/02/2026 08:03 da Mattia P..

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20/02/2026 14:53 #73662 da GigiMala
Risposta da GigiMala al topic Febbraio 2026 - Tre uomini in barca
"Come tutti i libri veramente comici, 'Tre uomini in barca' è un libro sostanzialmente inutile e che non vuole 'insegnare' niente di niente; ed è bello per questo".
Partirei da questa acuta riflessione di Francesco Piccolo (tratta dell'Introduzione dell'edizione Feltrinelli) per inquadrare un aspetto dell'opera di Jerome che mi pare essenziale: la satira sociale non si pone scopi pratici, non insegue obiettivi programmatici, non serve (ma nemmeno è serva) a nulla che vada al di là dell'assunzione di un punto di vista comicamente critico. L'ipocondria assurda di J. (descritta in apertura e divenuta una delle pagine più celebri del romanzo), o la lotta titanica del cane Montmorency con il bollitore, oppure ancora lo scherno che inesorabilmente colpisce la megalomania dei pescatori nella scena della locanda di Wallingford, sono tutti elementi digressivi rispetto ad una trama di per sé molto semplice (tre amici decidono di fare una gita sul Tamigi, e la fanno), che non ha alcuna pretesa formativa né tantomeno didascalica. Se l'umorismo è la capacità di cogliere con arguzia l'aspetto divertente delle cose e delle vicende umane, possiamo considerare Jerome un maestro. La freddura sulle suocere ("ogni medaglia ha il suo rovescio, come disse quell'uomo a cui presentarono le spese del funerale della suocera"), per dirne una, resta probabilmente un insuperato esempio di black humour. E che dire dell'esilarante battuta di J. sul lavoro, genialmente basata sul principio dell'anticlimax? Ripresa di recente in uno sketch con protagonista Nino Frassica, essa sola vale il prezzo d'acquisto del libro: "Il lavoro mi piace, mi affascina. Posso starmene seduto a guardarlo per ore".
Gli esempi potrebbero continuare, ma il senso non cambierebbe. Jerome vuole farci ridere della vita, delle sue stranezze e delle piccole debolezze. Cos'è in fondo la gita in barca se non una metafora dell'umana esistenza? Significativamente, solo Montmorency è contrario all'avventura sul Tamigi: il suo è il punto di vista straniante di un cane antropomorfo che sembra creato apposta per impedire agli uomini di prendersi troppo sul serio. Ma se la vita è una gita sul fiume con l'imprevisto sempre dietro l'angolo, se di tutto si deve ridere perché, in fondo, è il solo modo sano di stare al mondo, non bisogna restare ciechi di fronte alle sfumature tragiche di una narrazione che anticipa il nichilismo e l'alienazione dell'uomo nella moderna società contemporanea (si veda, in particolare, la scena della stazione di Waterloo, in cui nessuno, nemmeno gli addetti ai lavori, ha la minima idea riguardo alla destinazione e agli orari dei treni). Detto altrimenti, il riso non va confuso con la leggerezza. Perché per ridere davvero, bisogna prima saper pensare.
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28/02/2026 11:13 #73723 da davpal3
Risposta da davpal3 al topic Febbraio 2026 - Tre uomini in barca
Ho terminato il libro. Per me è stata una piacevole (ri)lettura. L'assenza di una vera trama la rende forse più una lettura di "accompagnamento" ad altri libri.
Personalmente, in alcuni punti ho riso molto e di gusto. Mi sembra che il più delle volte gli episodi seguano un copione analogo, che consiste in atti di hybris di qualcuno, che viene in vario modo ridicolizzato. Penso, per esempio, all'episodio meraviglioso del labirinto o a quello della trota. 
Ho trovato poi bellissimi alcuni passaggi lirici o tragici. Cito solo il caso del cadavere di donna trovato nel fiume. In pochissime righe, l'autore ci fa vivere un episodio immensamente triste, mostrando compassione e saggezza: "she had loved and been deceived - or had deceived herself. Anyhow, she had sinned - some of us do now and then". E poi la chiosa finale, forse un po' sessista, ma purtroppo a volte corrispondente alla realtà: "women strangely hug the knife that stabs them".

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01/03/2026 21:21 #73733 da guidocx84
Risposta da guidocx84 al topic Febbraio 2026 - Tre uomini in barca

"Come tutti i libri veramente comici, 'Tre uomini in barca' è un libro sostanzialmente inutile e che non vuole 'insegnare' niente di niente; ed è bello per questo".
Partirei da questa acuta riflessione di Francesco Piccolo (tratta dell'Introduzione dell'edizione Feltrinelli) per inquadrare un aspetto dell'opera di Jerome che mi pare essenziale: la satira sociale non si pone scopi pratici, non insegue obiettivi programmatici, non serve (ma nemmeno è serva) a nulla che vada al di là dell'assunzione di un punto di vista comicamente critico. L'ipocondria assurda di J. (descritta in apertura e divenuta una delle pagine più celebri del romanzo), o la lotta titanica del cane Montmorency con il bollitore, oppure ancora lo scherno che inesorabilmente colpisce la megalomania dei pescatori nella scena della locanda di Wallingford, sono tutti elementi digressivi rispetto ad una trama di per sé molto semplice (tre amici decidono di fare una gita sul Tamigi, e la fanno), che non ha alcuna pretesa formativa né tantomeno didascalica. Se l'umorismo è la capacità di cogliere con arguzia l'aspetto divertente delle cose e delle vicende umane, possiamo considerare Jerome un maestro. La freddura sulle suocere ("ogni medaglia ha il suo rovescio, come disse quell'uomo a cui presentarono le spese del funerale della suocera"), per dirne una, resta probabilmente un insuperato esempio di black humour. E che dire dell'esilarante battuta di J. sul lavoro, genialmente basata sul principio dell'anticlimax? Ripresa di recente in uno sketch con protagonista Nino Frassica, essa sola vale il prezzo d'acquisto del libro: "Il lavoro mi piace, mi affascina. Posso starmene seduto a guardarlo per ore".
Gli esempi potrebbero continuare, ma il senso non cambierebbe. Jerome vuole farci ridere della vita, delle sue stranezze e delle piccole debolezze. Cos'è in fondo la gita in barca se non una metafora dell'umana esistenza? Significativamente, solo Montmorency è contrario all'avventura sul Tamigi: il suo è il punto di vista straniante di un cane antropomorfo che sembra creato apposta per impedire agli uomini di prendersi troppo sul serio. Ma se la vita è una gita sul fiume con l'imprevisto sempre dietro l'angolo, se di tutto si deve ridere perché, in fondo, è il solo modo sano di stare al mondo, non bisogna restare ciechi di fronte alle sfumature tragiche di una narrazione che anticipa il nichilismo e l'alienazione dell'uomo nella moderna società contemporanea (si veda, in particolare, la scena della stazione di Waterloo, in cui nessuno, nemmeno gli addetti ai lavori, ha la minima idea riguardo alla destinazione e agli orari dei treni). Detto altrimenti, il riso non va confuso con la leggerezza. Perché per ridere davvero, bisogna prima saper pensare.

Sposo in pieno questa tua riflessione e aggiungo che è vero piacere leggerti Luigi! 

Hai detto tutto. Con il tuo commento secondo me hai descritto l'essenza di questo libro che sa regalare momenti divertenti ma che sa anche far riflettere.

Ho apprezzato molto l'abilità dell'autore nel cambiare registro. Come abbiamo già notato, ci sono paragrafi molto poetici alternati a paragrafi scanzonati e divertenti. Se venissero separati e fatti leggere a qualcuno che non sa che provengono dallo stesso libro, secondo me potrebbe accadere di pensare che siano opera di autori diversi.

In definitiva, un libro che sono contento di aver letto, per giunta insieme a voi e che non escludo di poter rileggere anche io in futuro 

«Heaven goes by favor. If it went by merit, you would stay out and your dog would go in.» Mark Twain
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07/03/2026 21:55 #73786 da Mattia P.
Risposta da Mattia P. al topic Febbraio 2026 - Tre uomini in barca
Terminata questa lettura alla fine del mese scorso, ma solo oggi riesco a darne conto. 

Ho trovato in questo romanzo un parallelo con il film "Amici miei" del maestro Monicelli. Anche qui, come lì, degli amici con i quali è possibile soddisfare una necessità fondamentale (penso) della vita: quella, di tanto in tanto, di evadere. Evadere dalle proprie vite quotidiane più o meno complicate per poterci magari poi tornare guardandole con occhi diversi. Magari con più leggerezza, nel senso in cui la intendeva Calvino. E riuscire, perchè no, ad avere quella lucidità in più per poter anche affrontare problemi che ci sembravano insolvibili.

In conclusione una bella lettura che, in seguito mi piacerebbe rifare in italiano per poter cogliere anche tutte quelle manovre nautiche che sinceramente non ho ben capito...

Infine, grazie a Elisa per il bell'approfondimento letterario. 

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