Giovedì, 16 Aprile 2026

Primo Levi

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22/02/2022 11:37 #58077 da Giami23
Risposta da Giami23 al topic Primo Levi
Nel topic "Ad ora incerta" ho commentato ieri una poesia intitolata " Per Adolf Eichmann". Nel farlo è stato inevitabile toccare l'argomento del perdono. Volevo riportare un'affermazione di Levi a tal proposito:

<< Come mia indole personale, non sono facile all'odio. Lo ritengo un sentimento animalesco e rozzo e preferisco che invece le mie azioni e i miei pensieri, nei limiti del possibile, nascano dalla ragione. Devo aggiungere che l'odio è personale, è rivolto contro una persona, un nome, un viso: ora i nostri persecutori di allora non avevano viso né nome. [...]
Non vorrei tuttavia che questo mio astenermi dal giudizio esplicito fosse confuso con un perdono indiscriminato. No, non ho perdonato nessuno dei colpevoli, né sono disposto ora o in avvenire a perdonare alcuno, a meno che non abbia dimostrato (coi fatti, non con le parole e non troppo tardi) di essere diventato consapevole delle colpe e degli errori del fascimo nostrano e straniero e deciso a condannarli, sradicarli dalla sua coscienza e da quella degli altri. In questo caso sì, io non cristiano sono disposto a seguire il precetto ebraico e cristiano di perdonare il mio nemico; ma un nemico che si ravvede ha cessato di essere un nemico.>>

 

“Interrogo i libri e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la
consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso.”

(Francesco Petrarca)
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25/02/2022 19:40 #58160 da Graziella
Risposta da Graziella al topic Primo Levi
Si parla di un Levi che si è suicidato gettandosi dalle scale del suo condominio, l'11 aprile 1987.
Certo è una possibile verità ma desta molti dubbi. 
E' vero, come cita Elisa Occhipinti del suo piccolo saggio "Primo Levi e la coscienza poetica", analizzando alcune delle sue poesie nelle sue ultime poesie Levi sembra quasi volersi prendere un congedo dal mondo; da questi ultime esce un Levi molto triste e angosciato, depresso. ma non per questo c'era bisogno di suicidarsi. Certo a Levi non avrà fatto bene tradurre "Il processo" di Kafka su richiesta di Einaudi per "scrittori che traducono scrittori", ma ancora non mi sembra sufficiente. Certo nelle sue poesie c'è molta tristezza. Non credo però che a 66 anni gli sia mancata la vicinanza della moglie e anche dei figli. Non gli sia mancata la curiosità per le cose del mondo che magari poteva fare ancora sue. Però ne consideriamo il suicidio e il modo come l'ha compiuto, cioè violento, crudele, con il cranio spaccato, esattamente come avrebbe potuto morire nel Lager, il piatto della bilancia si appesantisce, e va verso il suicidio. Io però credo, più realisticamente che la sua morte sia dovuta a un brutto incidente: uno scivolone giù dalle scale; negli ultimi mesi incominciava a perdere la memoria, e forse aveva dei piccoli ictus subdoli. 
Comunque sia la sua morte o per suicidio, o per disgrazia, non tolgono nulla alle bellezze dei suoi romanzi e delle sue poesie, un terreno in effetti poco esplorato. Un applauso per chi ha avuto questa bella idea. 

"ESSERE! ESSERE E' NIENTE. ESSERE E' FARSI".
(Da "Come tu mi vuoi" di Pirandello)
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27/02/2022 16:40 - 27/02/2022 16:58 #58190 da Giami23
Risposta da Giami23 al topic Primo Levi
Riporto un affermazione di Primo Levi:

"Lo dico con esitazione, perché non vorrei passare per un cinico: nel ricordare il Lager oggi non provo più alcuna emozione violenta o dolorosa. Al contrario: alla mia esperienza breve e tragica di deportato si è sovrapposta quella molta più lunga e complessa di scrittore-testimone e la somma é nettamente positiva; nella sua globalità, questo passato mi ha reso più ricco e più sicuro. Io credo di poter dire che vivendo e poi scrivendo e meditando quegli avvenimenti, ho imparato molte cose sugli uomini e sul mondo.
Il fatto che io sia sopravvissuto e sia ritornato indenne, secondo me é dovuto principalmente alla fortuna. Forse mi ha aiutato anche il mio interesse, mai venuto meno, per l'animo umano, e la volontà non soltanto di sopravvivere , ma di sopravvivere allo scopo preciso di raccontare le cose a cui avevamo assistito e che avevamo sopportato. E forse ha giocato infine anche la volontà, che ho tenacemente conservata, di riconoscere sempre, anche nei giorni più scuri, nei miei compagni e in me stesso, degli uomini e non delle cose, e di sottrarmi così a quella totale umiliazione e demoralizzazione che conduceva molti al naufragio spirituale."





Un ragionamento molto razionale, conquistato, che fa pensare che abbia trovato il modo di convivere con i suoi fantasmi e andare avanti per non soccombere e dar vittoria ai nazifascisti e per rispetto alla vita stessa e a quelli che vorrebbero esserci e ingiustamente non ci sono.
Penso anche io che sia così. In molti dubitarono del suo suicidio.
Tuttavia la psiche umana é spesso insondabile e i motivi che possono spingere al suicidio sono molteplici e incomprensibili tal volta.
Ho notato anch'io che il tono di Levi cambia nuovamente nelle sue ultime poesie, si percepisce tutta la stanchezza e inizia a congedarsi come per paura di non averne il tempo.
Ad ogni modo, che si sia suicidato oppure no, questo non cambia chi é stato come uomo e come artista. Conta che abbia trovato la forza per sperare e sopravvivere, che sia rimasto ancorato a se stesso, conta che abbia affrontato i suoi demoni e di essi abbia raccontato permettendoci di giudicare i fatti, conoscerli e poter imparare. Infine conta che dopotutto sia riuscito a scrivere anche ed ancora del bello che abita il mondo.

“Interrogo i libri e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la
consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso.”

(Francesco Petrarca)
Ultima Modifica 27/02/2022 16:58 da Giami23.
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