Continuo divertito la lettura e seguo con simpatia le avventure e le strane peripezie di don Chisciotte. Lo seguo nel ritorno verso casa in compagnia di un contadino che lo raccoglie in strada dopo esser stato picchiato da un giovanotto di cui riporto un passo davvero comico:
Anche se le reazioni altrui alla sua insensatezza fanno sorridere, gli effetti dolorosi che patisce, poverino, trasformano l'ilarità iniziale in sentimenti di tenerezza e vicinanza al personaggio come quelli che io avverto in questo momento.
Giunto a casa, sono al capitolo VI, lo attendono la governante, la nipote, che gli offrono le prime cure, il curato e il barbiere suoi amici e tutti insieme decidono di distruggere i libri che possiede perché a parer loro sono la vera causa della sua follia. E qui ho avvertito subito un tuffo al cuore pensando a quella disfatta che però si è avuta solo a metà, per fortuna, infatti alcuni volumi considerati di pregio sono salvi.
Questa scena mi ha fatto venire in mente la distruzione dei libri frequente in quel periodo storico per mano dell'inquisizione e il curato a cui è lasciata l'iniziativa me ne rievoca l'immagine. Penso a quest'uomo guidato dal rigore della chiesa a cui appartiene che riesce a moderare quell'istinto inquisitorio con l'interesse e l'amore che nutre per i libri. E si presta con l'aiuto del barbiere a salvare dal rogo diverse opere come l'Adamigi di Gaula, grande opera cavalleresca, opere che si richiamano all'Orlando del Boiardo e altre di spessore.
Per l'Orlando furioso di Ariosto spende persino parole di elogio perché ritiene l'opera talmente di alto pregio che rigetta ogni traduzione considerandola un insulto alla grandezza e alla bellezza che solo una lettura dei versi in lingua originale può restituire. Come dargli torto!
Altro cosa che mi ha incuriosito è aver letto sull'attività di chirurgo praticata dai barbieri. Ne avevo sentito parlare in passato e curiosando sul web ho scoperto che è stata una attività esercitata per un lungo periodo che va dal medioevo fino al '700.
Sembra strano oggi pensare di affidarsi nelle mani di un barbiere per un intervento chirurgico eppure a quel tempo era una prassi ricorrente pur se distinta da quella di medico e soprattutto diversa dalla chirurgia praticata oggi.