Ho ripreso la lettura dopo una lunga pausa e sono arrivato al capitolo 14. Ho attraversato molte pagine per tenere il passo e due gli aspetti che mi colpiscono finora: la lotta di Don Chisciotte, ormai leggendaria, contro i mulini a vento e la storia dei personaggi Crisostomo e Marcella.
Poche righe per descrivere la scena della lotta che ha saputo suscitare nel tempo una moltitudine di significati, tra cui quello emblematico: considerare inutile combattere una battaglia se si ritiene già persa in partenza.
È senz'altro il più ricorrente, sfogliando il web, però mi piace affiancarne un altro contrario, cioè che lottare idealmente per un fine che si ritiene giusto, pur se agli occhi altrui può apparire folle e illogico, talvolta può offrire più appagamento di quanto lo faccia il raggiungerlo razionalmente; e poi credo che si avverta qui un errore di prospettiva da cui spesso ci lasciamo guidare e cioè definire illogico qualcosa che appare invece nell'immaginario del protagonista coerente coi fatti da lui vissuti.
Cioè nel giudicare ci affidiamo spesso ai nostri schemi e non a quelli del personaggio: Don Chisciotte sa di lottare con dei giganti che per un incanto del mago Fristone li ha trasformati in mulini. Data questa premessa, allora, il suo battersi non è forse un modo logico per spezzare l'incantesimo di cui è stato vittima, che a sentire la governante e la nipote gli ha sottratto alla vista i suoi cari libri?
Il personaggio della pastora Marcella mi ha dato da pensare. Una donna bellissima e affascinante, preda del desiderio di uomini stregati dalla sua bellezza che cercano a ogni costo di conquistarla, ma lei rifiuta perché desidera offrire la sua bellezza alla natura, contemplarla, e per questo rifiuto riceve la collera dei contendenti che giungono persino a gesti estremi come Crisostomo che per amore decide di togliersi la vita; e per questo viene indicata come cattiva, crudele, istigatrice del male.
Qui Cervantes apre a mio avviso una pagina straordinaria e molto attuale sulla condizione femminile. Con lucidità e coraggio intellettuale nobilita la sua figura e le dà voce affinché spieghi le ragioni della sua estraneità restituendole il ruolo di pari in un mondo, il suo, dominato dal machismo.
Continuo la lettura.