Ciao collega di lettura,
ritorno anch'io a scrivere piccole riflessioni di quest’amaratona, e non è un refuso se scrivo amaratona perché certamente non può essere dolce sguazzare nel resoconto di un’epoca così vergognosa del nostro passato.
L’unica consolazione è la speranza che conoscere la storia possa servire a non cascarci più.
Uno dei fenomeni che mi colpisce di più è la cinica lucidità di persone come Afredo Rocco, l’estensore dell’omonimo codice, che affermò nel suo discorso al Senato il 14 dicembre 1925 :
" la necessità di Costruire una nuova legalità per entrare nella legalità”.
Insomma, come se oggi si dicesse che per eliminare il problema dei femminicidi basterebbe una legge che affermasse che uccidere una donna non è reato, e così la legalità sarebbe ripristinata.
E così assistiamo ad altre nefandezze, come quando i parlamentari che avevano scelto di non presentarsi in Parlamento, una volta decisisi a tornare vennero cacciati con percosse e violenze di ogni genere.
Meno male che anche dal lato dei “cattivi” ci fu qualche discordia, e il losco Farinacci dopo aver esultato per aver fatto assolvere l’ancor più losco Dùmini, venne silurato e allontanato dalla scena.
Nel frattempo gli attentati al Grande Condottiero si susseguirono ma nessuno ottenne il risultato sperato.
Ma passiamo a scenari più complessi.
La lira destava preoccupazioni, il Mercato oscillava paurosamente ma ad agosto 1926 accadde l’impensabile. Il Grande Condottiero parlò al popolo di Pesaro e con fare profetico annunciò la ripresa della moneta italiana.
E per uno di quei misteri dell’economia che ancor oggi ci stupiscono, la lira si riprese, il popolo ancora una volta tributò il suo consenso e la fiducia ritrovata influenzò la Borsa.
A volte mi sono chiesta se anche al giorno d’oggi le affermazioni spericolate di Capi d’oltreoceano abbiano la stessa finalità cioè (al di là del contenuto oggettivo) dare segnali positivi che influenzino il Mercato manipolando gli umori delle masse e in definitiva i rapporti economici e di potere. Chissà.
Intanto l’Italia era diventata una potenza coloniale, ma devo ancora approfondire l'argomento che mi è un po' ostico.
Siamo arrivati alla fine del 1926, e
finalmente
fu negato il diritto di opposizione. Il 9 novembre vennero approvati quasi all’unanimità i provvedimenti che prevedevano l’arresto, il confino, il ritiro della cittadinanza, la confisca dei beni e reintroducevano la pena di morte .
Dodici uomini osarono dire di no. Uno di loro, Giacomo Scotti, venne aggredito nel corridoio del Parlamento (il cosiddetto corridoio dei passi perduti) e selvaggiamente pestato dai parlamentari fascisti
.Per il momento mi fermo qui, chissà cosa portano gli anni seguenti..
in ogni caso la fine del secondo libro.
A presto (spero)
susy