SINOSSI
Un terrorista suicida si fa esplodere in un mercato di Gerusalemme. Una donna muore. Era straniera, viveva da sola in una squallida baracca di un quartiere di religiosi. Nessuno va a reclamare il suo cadavere all'obitorio. Eppure la donna aveva ancora formalmente un lavoro, come addetta alle pulizie in un gran panificio della città. Un giornalista senza scrupoli sfrutta il caso per imbastire uno scandalo e denuncia la "mancanza di umanità" dell'azienda che non si è nemmeno accorta dell'assenza della dipendente. Tocca al responsabile delle risorse umane, spedito in missione dall'anziano proprietario del panificio, cercare di rimediare al danno di immagine.
RECENSIONE
Julia Ragajeva è la sola ad avere un nome nel romanzo di Yehoshua. O meglio, la sola insieme alla città in cui trova tragicamente la morte, a causa di un attentato kamikaze: Gerusalemme. Tutto il resto è indefinito, generico, onirico. Per certi versi sembra di leggere una parabola evangelica. Il protagonista è semplicemente il responsabile delle risorse umane. Un uomo pienamente inserito nell'età della tecnica, gestore di apparati, funzionario ligio al dovere, abituato a trattare i dipendenti molto più come risorse che come esseri umani. È questa la colpa che lo porterà a intraprendere un lungo viaggio di redenzione, e che bussa improvvisamente alle porte della sua coscienza allorché un giornalista decide di scrivere un articolo in cui denuncia la mancanza di umanità dell'azienda per cui il suddetto dirigente lavora, reo di non essersi accorto della scomparsa di una dipendente, Julia per l'appunto, a una settimana dalla sua morte. Il proprietario della fabbrica lo incarica di indagare per espiare una colpa che ricade su tutti quanti, superiori e colleghi; e il responsabile si ritrova così in un paese freddo e lontano dell'ex Unione Sovietica, al seguito della bara, con il figlio poco più che adolescente, in viaggio verso lo sperduto paese d'origine della defunta, dove è previsto il ricongiungimento con la madre e, infine, la sepoltura. L'odissea tra i ghiacci inizia come cammino burocratico, con il sottinteso di liberarsi di un peso, di sbrigare l'ennesima pratica; ma poi il responsabile delle risorse umane impara a familiarizzare con la donna che ha trascurato quando era in vita, decide di prendersi cura dei suoi resti tributando loro la massima dignità possibile. E nel fare questo capisce che il brulicare caotico di Gerusalemme, simbolo dell'intero Occidente, produce una sorta di anestesia morale. Un'immigrata addetta alle pulizie che muore in un attentato rischia, infatti, di diventare un banale numero di matricola da rimpiazzare. Una risorsa: niente di più, niente di meno. L'incontro con la madre di Julia disvela infine un nuovo scenario di senso. A sorpresa l'anziana rigetta la scelta di seppellire la figlia in patria, si ribella alla mancanza di umanità di Gerusalemme, che vorrebbe lavarsi la coscienza liberandosi di una salma scomoda. I resti della figlia, sostiene la donna, devono riposare in Israele; e il dirigente comprende che questo è il solo modo per dare finalmente dignità e cittadinanza a una persona che altrimenti resterebbe invisibile. Nelle battute conclusive il vecchio proprietario non capisce, azzarda un diniego. Ma il responsabile delle risorse umane lo tranquillizza: «Un senso, signore, lo troveremo insieme. Io, come sempre, l'aiuterò».
[RECENSIONE A CURA DI GIGIMALA]
| Autore | Abraham B. Yehoshua |
| Editore | Einaudi |
| Pagine | 252 |
| Anno edizione | 2018 |
| Collana | Einaudi tascabili. Scrittori |
| ISBN-10(13) | 9788806238902 |
| Prezzo di copertina | 12,00 € |
| Prezzo e-book | 6,99 € |
| Categoria | Contemporaneo - Attualità - Sociale - Psicologico |

