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C'è un momento esatto, nella vita di chiunque abbia superato i quarant’anni, in cui il passato smette di essere un archivio di ricordi e diventa una sorta di tribunale. È l'istante in cui arriva quella notifica sul telefono: «Ragazzi, che ne dite se ci rivediamo tutti?». La rimpatriata evoca i fantasmi di ciò che eravamo per misurare, con spietata precisione, il nostro fallimento o la nostra ipocrisia.

A ricordarcelo è Michele Mari nel suo ultimo romanzo, I convitati di pietra (Einaudi), nostro Libro del Mese di Luglio 2026. Il libro, che ha già trionfato al Premio Strega Giovani e ha vinto il Premio Strega 2026, si apre su una data fatidica: il 22 luglio 1975. Una classe del liceo festeggia il primo anniversario della maturità e decide di stipulare un patto di sangue e denaro, una tontina che prevede che ognuno dei trenta ex alunni versi una quota annuale in un fondo comune, che verrà poi ereditato completamente dall'ultimo membro rimasto in vita.

In pratica, questo sistema dà a tutti un ottimo motivo per desiderare la morte altrui. Proprio per questo, le tontine originali (nate in Francia nel XVII secolo su idea del banchiere napoletano Lorenzo Tonti) sono state vietate. Eppure, restano un meccanismo narrativo formidabile per gialli, thriller e commedie nere – e il romanzo di Mari non fa eccezione.

Ciò che nasce come una goliardata giovanile si trasforma, col passare dei decenni, in una sfida claustrofobica. Mari mette in scena il ritorno periodico di questi "convitati" che, ormai vecchi decrepiti, continuano a studiarsi, odiarsi e desiderare la fine altrui per intascare il bottino.

Se il romanzo di Mari vi ha risucchiato nel vortice, la letteratura offre altri splendidi esempi di rimpatriate finite più o meno male. Il capostipite contemporaneo del genere è senza dubbio Il gruppo di Mary McCarthy (Einaudi, trad. Elena Dal Pra), che segue le vite di otto laureate del Vassar College a partire dal loro giorno di diploma nel 1933, mostrandoci come i sogni di emancipazione si scontrino con la realtà matrimoniale e sociale dell'America degli anni Trenta.

Spostandoci su territori più vicini alle atmosfere "gotiche" di Mari, è impossibile non citare Dio di illusioni di Donna Tartt (Rizzoli, trad. Idolina Landolfi), che è stato nostro Libro del Mese di Settembre 2024. Qui la rimpatriata non è scandita da una tontina, ma dal peso insostenibile di un segreto condiviso: un gruppo di eccentrici studenti di lettere classiche del Vermont si ritrova unito per sempre da un omicidio rituale. Il tempo, per loro, si è fermato al college, e ogni incontro successivo è solo un modo per contare i danni.

Ma il legame definitivo tra il patto di sangue giovanile e l'orrore del ritorno spetta di diritto a IT di Stephen King (Sperling & Kupfer, trad. Tullio Dobner). Quella del Club dei Perdenti è la rimpatriata più celebre e spaventosa della letteratura pop. Da ragazzini, i sette protagonisti si tagliano i palmi delle mani giurando che, se il Mostro dovesse mai tornare, anche loro tornerebbero a Derry. Quando la telefonata di convocazione arriva, ventisette anni dopo, l'effetto sui personaggi adulti è devastante: amnesie che si squarciano, attacchi di panico e persino un suicidio. King usa il pretesto della reunion per ricordarci che non si può sfuggire all'infanzia e che i traumi del passato, se non affrontati, finiscono letteralmente per divorarci.

Se i libri analizzano il logorio interno, il cinema ha trasformato la rimpatriata in un vero e proprio sottogenere visivo, dove i sorrisi di facciata crollano non appena si chiude la porta d'ingresso. Il capolavoro assoluto resta Il grande freddo: un gruppo di ex contestatori degli anni Sessanta si ritrova per il funerale di Alex. Lì, tra una canna e un vecchio vinile, capiscono di essere diventati tutto ciò che odiavano.

In Italia, il perfetto corrispettivo cinico e malinconico è Compagni di scuola di Carlo Verdone. La maledetta III F si ritrova in una villa sul litorale romano: ci sono il professore fallito che mendica prestiti (l'indimenticabile Finocchiaro), il cantante fallito che finge un successo mai arrivato, i tradimenti incrociati… La rimpatriata prende presto una brutta piega: molti ex-compagni riveleranno infatti i fallimenti e le frustrazioni degli ultimi quindici anni.

Infine, la claustrofobia del confronto ravvicinato ha trovato il suo apice recente in Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese. Qui non serve far passare trent'anni e non si tratta di una vera rimpatriata, poiché i personaggi si frequentano assiduamente: basta però mettere sul tavolo i telefoni di amici di una vita per rendersi conto che ognuno di noi ha una "vita segreta". L'esito di questo esperimento sociale è catastrofico: dal messaggio di una casa di riposo per liberarsi della suocera alle foto piccanti, per arrivare alla latente omosessualità e all'amante incinta. Ma non tutto è come sembra…

Che sia la tontina mortale di Michele Mari, il richiamo di Derry o la cena di Verdone, la conclusione è sempre la stessa: le rimpatriate non servono a riabbracciare gli amici di un tempo, ma a verificare, con un misto di sollievo e terrore, se siamo ancora vivi.

(articolo a cura di Elisa Kirsch)

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