Ieri si è tenuto il consueto incontro mensile del nostro gruppo di lettura,
La Marcia degli Elefanti, e oggetto della discussione è stato il romanzo
Saltblood di
Francesca de Tores, proposto da me. Stavolta la location è stata terribile a livello acustico e la sottoscritta ha iniziato a sclerare rapidamente nel giro di pochi minuti, con tanto di tavolata spostata in avanti per allontanarci il più possibile dall'uomo-trombone.
Comunque, l'incontro è iniziato spiegando a Valentina il funzionamento del gruppo di lettura e poi le abbiamo chiesto di presentarsi. Subito dopo è ufficialmente iniziata la riunione e ho introdotto io il romanzo. A parte qualcuno che non ha finito oppure ha abbandonato la lettura (e che per questo finirà nel mio libro nero
), il romanzo ha destato più o meno le stesse opinioni nei presenti: io, Fabio, Danilo, Nunzio, Giuseppe, Matteo, Loredana, Massimo, Martina e Martina, Valentina. L'idea che un po' tutti abbiamo avuto è che la narrazione scorra lenta e soprattutto piatta, senza un minimo di pathos anche davanti alla morte e agli assalti pirateschi, e che il romanzo sia probabilmente infarcito da troppi elementi storici. Insomma, funziona poco come romanzo d'avventura per la narrazione monotona e anche perché dobbiamo attendere più di metà romanzo per vedere Mary come pirata. L'unico che si è distaccato dall'opinione generale è Giuseppe, che ha apprezzato molto il romanzo e l'ha letto come se fosse una biografia. Loredana ha fatto notare come la narrazione monocorde sia dovuta al fatto che la storia venga narrata da Mary e che non conosciamo il punto di vista di nessun altro personaggio, e spesso nemmeno Mary giudica davvero i fatti.
Tutti abbiamo apprezzato la scrittura dell'autrice e Massimo la paratassi; abbiamo inoltre notato come, sparse qui e lì, siano presenti frasi e descrizioni poetiche. Altra nota negativa del romanzo è che tutti i personaggi, ad accezione della protagonista, sono solo accennati e ben poco approfonditi. L'unico personaggio che, forse, ha qualcosa in più rispetto agli altri è Anne Bonny, ma sono persuasa che sia solo apparenza perché viene tracciata con una personalità energica, volitiva e piena di vita tale da fare un contrasto assoluto con Mary che, invece, è chiusa, introspettiva e le cui emozioni raramente vengono a galla.
Il romanzo è, quindi, una biografia romanzata della pirata Mary Read con elementi storici reali (come l'autrice ci racconta in una postfazione) e con elementi inventati.
Tra gli elementi reali ci sono la sua infanzia e il suo arruolamento in marina e nell'esercito, ma anche tutta la vita da pirata. Mary nasce femmina, ma la madre vedova ne nasconde le fattezze femminili per spillare un po' di soldi alla suocera. Mark è il figlio legittimo della madre, ma muore qualche mese prima della nascita di Mary che, a differenza del fratello, è una figlia illegittima. Poiché la suocera non sa della morte di Mark né è al corrente dell'esistenza di Mary, viene adottato l'escamotage del travestimento per fare cassa. Tutta la storia della vita di Mary che leggiamo in questo romanzo sembra avere fonti storiche, sebbene forse alcune cose possano essere inventate o quantomeno romanzate: la fonte storica principale è
Storia dei pirati del capitano Charles Johnson, che molti storici ritengono essere lo scrittore Daniel Defoe.
L'elemento di fantasia è, molto probabilmente, quello queer. Non ci sono prove che Mary fosse bisessuale o lesbica, sebbene alcuni storici abbiano fatto delle supposizioni a causa del suo rapporto con Anne Bonny. Ad ogni modo, il romanzo nella sua parte più romanzata, si concentra principalmente sull'introspezione di Mary, il suo essere donna ma anche uomo, l'una o l'altro, chi è per gli altri (se Mary o Mark) e chi è per se stessa, fino all'accettazione finale che lei è lei e non ha bisogno di una etichetta. Mary inizialmente vive male il dover essere Mark, il fratellino morto e mai conosciuto che deve impersonare, perché è come se lei non esistesse e "non fosse vista" in quanto Mary. Inoltre, quei pochi anni a casa, li trascorre con una madre totalmente anaffettiva e calcolatrice. Non stupisce, quindi, che l'impianto del romanzo sia soprattutto l'identità di genere, oltre alle parti storiche.
Altro elemento che abbiamo notato è il concetto di libertà. Se Mary nei primi anni della sua vita deve sottostare agli ordini della madre, poi decide di fare scelte personali come, appunto, arruolarsi in marina. Stessa cosa il passaggio nell'esercito e, il più importante, l'arruolamento tra la ciurma di Jack Calico Rackham per diventare pirata. La libertà passa per scelte personali e, in definitiva, bisogna agguantarla senza chiedere il permesso a nessuno.
Concludendo, non si tratta di un brutto romanzo ma, leggendo la sinossi, il lettore si fa delle aspettative che vengono disattese.
Saltblood viene etichettato come romanzo storico, d'avventura e con una storia d'amore. Della storia d'amore, se intendiamo il sentimento amoroso, secondo noi non c'è traccia nel libro perché la liason tra Mary e Anne sembra solo sesso, e l'unico innamorato è Jack nei confronti di Anne. Romanzo di avventura non è perché, come minimo, avrebbe dovuto essere raccontato in modo avvincente o, almeno, con un po' di pathos in certe scene e, invece, la sensazione è quello di un piatto elenco di fatti. Rimane, quindi, romanzo storico che probabilmente è l'unica etichetta più realistica.
Personalmente, anche se non ho dato un cattivo punteggio al romanzo, sono rimasta particolarmente delusa perché non si può parlare in modo piatto della vita dei pirati. Avevo proposto il libro al gruppo pensando che, in qualche modo, potesse ricordare un po' le avventure stile
L'isola del tesoro di Robert Louis Stevenson. E' anche vero che la storia dei pirati non era solo arrembaggio e assalti violenti, ma un po' più di vita in questo romanzo me lo aspettavo, soprattutto visto che riguardava le due più importanti pirata donna del Settecento! Tra l'altro è proprio Mary che racconta la sua vita al lettore, e può mai essere anche solo vagamente realistico che una donna con un vissuto simile possa fare un racconto monocorde e praticamente senza emozioni?
Comunque, archiviata la discussione sul romanzo, il gruppo si è espresso sul prossimo libro da leggere e ha votato il romanzo proposto da Fabio,
La Biblioteca sul Monte di Brace di
Scott Hawkins, con la segreta speranza che sia un po' più avvicente della lettura precedente. La prossima riunione si farà domenica 17 maggio, sempre nel pomeriggio.