Estratto dalla Guida Galattica per gli Autostoppisti, edizione aggiornata, voce: "Incontri di Letteratura Terrestre - Sproloquio di Opera"
Un comitato locale di lettori terrestri, riunitosi per discutere l'opera con la stessa serietà con cui i Vogon vivono la propria esistenza, ha prodotto un verbale che questa Guida ha deciso di riportare più o meno fedelmente poiché anche i verbali, se letti nel giusto ordine, possono contenere involontarie verità scomode.
Guida galattica per gli autostoppisti è un libro scritto da un umano su un pianeta che, come segnalato altrove in questa Guida, non esiste più. Questo fatto da solo dovrebbe bastare a scoraggiarne la lettura ma, sorprendentemente per l'autore di questo estratto, non lo fa.
Il libro si occupa, tra le altre cose, della distruzione della Terra, dell'insignificanza cosmica di chiunque la abitasse, e del senso della vita. Gli esperti concordano sul fatto che nessuno di questi argomenti sia normalmente considerato materiale comico, eppure vengono trattati con un umorismo che ha ricordato ai membri del comitato una nota serie televisiva terrestre: The Office. Umorismo, tuttavia, che non tutti hanno apprezzato. Più di una persona non ha capito di cosa si stesse parlando e qualcuno ha ritenuto stancante lo stile dell’autore, dichiarando di aver finito il libro solo per stoicismo intergalattico.
Va segnalato che il libro non ha una trama nel senso tradizionale del termine ma contiene una serie di eventi che accadono a un umano di nome Arthur Dent con la stessa casualità con cui l'universo tende, in generale, a far accadere le cose alle persone (a caso!). Questo è stato considerato da qualcuno come un difetto strutturale ma da molti altri, inclusa questa Guida che di digressioni se ne intende, una scelta appropriata. Va infatti ricordato che il libro non nasce come romanzo ma come una serie di episodi radiofonici trasmessi a distanza di giorni l'uno dall'altro, rivolti ad un pubblico che ascoltava un pezzo, spegneva l'apparecchio, e tornava alle proprie occupazioni fino alla volta successiva. La struttura frammentaria non è, dunque, un cedimento dell'autore, ma un'eredità stilistica.
Alcuni membri del comitato si sono lamentati del fatto che i personaggi sono poco caratterizzati psicologicamente, il che rende difficile simpatizzare con loro. In particolare, secondo alcuni di loro, maggiore attenzione avrebbe dovuto ricevere Trillian, unico elemento femminile, e soprattutto i suoi topi, forse gli stessi lasciati sulla Terra e il cui destino si scoprirà nei prossimi volumi. O forse no. Il comitato ha poi eletto all'unanimità il robot depresso di nome Marvin come personaggio migliore, irresistibilmente comico nella sua umanità artificiale, a differenza di tutti gli altri soggetti che avrebbero dovuto, almeno apparentemente, essere dotati di vera umanità, qualunque sia il significato di questa parola.
Nascosti dentro questa confusione ci sono piccoli esperimenti filosofici travestiti da gag: il pesce di Babele che dimostra e poi smonta l'esistenza di Dio nello spazio di un paragrafo, la satira mai urlata alla burocrazia, all’utilità (o non utilità) delle macchine, e soprattutto all'egocentrismo dei terrestri. Il comitato ha individuato questi spunti di riflessione senza troppa difficoltà, il che depone bene per la sua perspicacia, sebbene non benissimo, considerando che qualcuno ha faticato a stare dietro al libro e a trovarci qualcosa di bello e interessante.
Sul piano tecnico, alcuni lettori hanno segnalato che la prima parte della storia procede un pò lentamente, mentre la seconda accelera bruscamente, come una navicella dotata di Motore a Improbabilità Infinita che finalmente atterra su un pianeta sconosciuto. Lo stile resta comunque sempre piacevole e scorrevole, capace di far ridere di eventi che, presi singolarmente, causerebbero quasi a chiunque seri traumi psicologici. È stato inoltre notato un apprezzamento per la scelta e la creatività di alcuni nomi utilizzati, con menzione speciale per il disegnatore di fiordi.
Sul fronte dei paragoni letterari, i lettori hanno rilevato somiglianze con il Candido di Voltaire giacché entrambi i libri trascinano un protagonista passivo attraverso una serie di catastrofi che demoliscono, episodio dopo episodio, la pretesa di un senso superiore. E poi, con notevole originalità, qualcuno ha proposto anche un parallelismo con l'Orlando Furioso di Ariosto che vola su altri astri in cerca del senno perduto. Questa Guida non aveva mai considerato l'accostamento, e lo trova, senza dubbio, del tutto ragionevole.
Gli esiti finali sull’opera restano, come da tradizione galattica, del tutto inconciliabili tra loro: chi aveva già letto il libro desidera rileggerlo, la maggior parte degli altri utenti intende proseguire con l'intera saga senza fermarsi, altri ancora l’hanno detestata e non hanno alcuna intenzione di avvicinarsi al secondo volume, nemmeno sotto minaccia di estinzione planetaria. Tali esperti, va detto, sono stati licenziati poco dopo aver formulato queste conclusioni e la loro attuale posizione nella galassia è sconosciuta.
Nota a margine, scritta piccola, quasi illeggibile, sul retro della copertina
Questo è esattamente il comportamento previsto. L'unica vera sorpresa sarebbe stata l'unanimità, evento che, in tutta la storia registrata dell’universo, non si è mai verificato per nessun libro, nessuna religione, e nessun gusto di gelato.
Quindi, se hai riso, bene. Se non hai riso, va bene comunque. Non è colpa nostra se non abbiamo capito niente, ma è solo l'universo che non ha mai avuto un piano. Nessuno sa ancora qual è la domanda giusta. La risposta è 42 e, in qualche modo, questo dovrebbe bastarci.
Imperterrito nelle sue decisioni, il comitato ha deliberato di incontrarsi anche il mese prossimo per discutere di una nuova storia terrestre dal titolo “La lista di Mabel".