Il 23 maggio il gruppo di lettura di Monza si è incontrato per discutere di Cosmetica del nemico di Amélie Nothomb.Nonostante fossimo solo in quattro, la discussione è durata quasi due ore: segno che, anche quando i libri sono brevi, certe storie riescono comunque ad aprire riflessioni infinite e interpretazioni diverse.Carla ha raccontato di essere stata completamente catturata dal romanzo. Più andava avanti nella lettura, più cresceva il desiderio di capire dove la storia sarebbe andata a parare. Il finale però l’ha lasciata insoddisfatta, non perché lo abbia trovato brutto, ma perché avrebbe voluto qualcosa di diverso senza riuscire davvero a immaginare quale finale avrebbe preferito. Ed è forse proprio questo per lei uno degli aspetti più spiazzanti del libro.Antonella ha apprezzato l'ironia, i dialoghi e ha detto che le piacerebbe rileggerlo ora che sa il finale, per cogliere meglio tutti quei dettagli, stranezze e passaggi apparentemente inspiegabili che all’inizio sembrano quasi casuali ma che, una volta arrivati all’ultima pagina, assumono un significato completamente diverso.Giovanna, invece, ha affrontato il libro quasi come una seconda possibilità concessa alla Nothomb. Vent’anni fa aveva letto Igiene dell’assassino senza apprezzarlo particolarmente, mentre questa volta si è ricreduta. Pur non considerandola la sua scrittrice preferita, ha riconosciuto il talento quasi geniale dell’autrice nella costruzione dei dialoghi e nella capacità di trasformare una situazione apparentemente semplice in qualcosa di inquieto e imprevedibile.Per quanto mi riguarda, la Nothomb continua a farmi sempre lo stesso effetto: all’inizio provo una certa confusione, come se mi mancassero degli elementi fondamentali per orientarmi nella storia. Poi, a metà libro, qualcosa cambia improvvisamente e mi ritrovo completamente dentro il racconto. E alla fine rimango sempre con la stessa identica parola in testa: “genio”.Per chi aveva letto anche Genie la matta di Inès Cagnati, la conversazione si è spostata poi su un tono molto più malinconico. Tutte abbiamo concordato sul fatto che sia un libro doloroso, triste nel senso più profondo del termine, uno di quei romanzi che sembrano raccontare come le disgrazie si accaniscano sempre sulle stesse persone. È emerso soprattutto il disperato bisogno d’amore della protagonista e Giovanna ha riassunto perfettamente il sentimento comune definendolo “un libro che racconta dell’amore negato”.È stato un incontro molto intenso, pieno di riflessioni e interpretazioni diverse, ma con una cosa su cui ci siamo ritrovate tutte d’accordo ovvero la capacità della Nothomb di costruire storie brevi ma capaci di restare nella testa molto più a lungo di quanto ci si aspetterebbe.Per il prossimo appuntamento leggeremo Il custode di Niccolò Ammaniti. Sarà interessante vedere dove ci porterà questa volta il gruppo di lettura.