Sabato 9 aprile 2021 il nostro gruppo si è incontrato per discutere il libro del mese di MARZO Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro Il libro in breve:Kathy, Tommy e Ruth sono legati da una profonda amicizia sin dalla più tenera età, vivono e crescono nel collegio di Hailsham, immerso nella campagna inglese. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, è un gruppo di tutori ad occuparsi di loro. La loro è una vita, voluta e programmata da un'autorità superiore nascosta, ma perché?Si tratta di una storia che all’inizio lascia molti interrogativi, ma pagina dopo pagina cogli pian piano il senso delle cose.Madame, una delle responsabile del collegio si comporta in modo strano e anche gli altri tutori hanno reazioni eccessive difronte alle domande dei bambini.Domande semplici: che ne sarà di loro in futuro? Cosa significa essere "donatore" o "assistente"? Questa lettura ha diviso il gruppo a metà nelle sue opinioni, c'è chi lo ha apprezzato e chi no. In molti lo hanno addirittura abbandonato perché la lettura risultava faticosa, il senso di tristezza che permea tutto il racconto rendeva difficile andare avanti. La discussione si è focalizzata soprattutto su una domanda: PERCHÉ questi ragazzi non sono scappati? Perché hanno accettato il loro destino? RASSEGNAZIONE?? Sentimento che sembra contraddistinguere i protagonisti e che ha suscitato fastidio e perplessità in molti nel gruppo.La VOCE NARRANTE quella di Kathy che sta per concludere la sua attività di “assistente” in centri di riabilitazione per “donatori” e decide di ripercorrere e di raccontare la sua vita. Forse è proprio questa immedesimazione con lei ad impedire di osservare con distacco l’universo distopico in cui si svolge la vicenda. Un libro davvero INTENSO emotivamente.I temi del romanzo sono quelli "cari" all'autore, cioè l'incomunicabilità, ricerca di un'identità e il senso della vita.Una frase della quarta di copertina descrive perfettamente questo romanzo:"È uno di quei rari libri che agiscono sul lettore come lenti d'ingrandimento: facendogli percepire in modo dolorosamente intenso la fragilità e la finitezza di qualunque vita."
"...Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita,
io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima." William Ernest Henley