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Via dalla pazza folla - Discussione

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28/09/2016 21:32 #26445 da bibbagood
Risposta da bibbagood al topic Via dalla pazza folla - Discussione
Finito anche io già da un po´, anche se in ritardo, e il giudizio è piuttosto neutro. o quanto meno è neutro il paragone con Tess, perchè in assoluto il giudizio è piu negativo che positivo. Mi sembra in Tess succeda qualcosa in più, ci sia un po´ più di azione, mentre Via dalla pazza folla mi è apparso troppo statico. L´ho letto abbastanza velocemente, ma non sono riuscita ad entrare nella narrazione, visto che non mi sembra succeda nulla. Però i personaggi mi sono piaciuti sicuramente più che in Tess, sia Batsceba che i 3 pretendendi che quelli secondari come Liddy. Novel dice che Oak è meno interessante, perchè nei suoi giudizi e nel suo modo di vivere si ritrovano troppo stereotipati i comportamenti di un buon pastore, ma invece io l´ho trovato meno prevedibile e più interessante di Troy, lui sì stereotipato. Di Troy mi è piaciuto il sentimento contraddittorio per la moglie sulla fine, ma il suo personaggio così come l´amore di Batsceba per lui li ho trovati meno riusiti di Oak e Boldwood. Altra nota positiva sono le descrizioni, che mi sono sembrate moooolto meno pesanti rispetto a Tess, dove c´erano prati su prati, pieni di mucche, praticamente in ogni capitolo :whistle: . Ho preferito di gran lunga il finale di Tess, quest´altro era prevedibile dalle prime pagine e mi sembra coroni una storia dove per l´appunto non è successo quasi nulla. È vero che il personaggio di Batsceba cresce, ed ho apprezzato la descrizione del legame tra lei e Oak e la sua presa di coscienza, ma niente di più.
Non leggerò decisamente altro di Hardy, se questi due sono le sue opere principali direi che bastano e avanzano :laugh:

"Il solo mezzo di sopportare l'esistenza è di stordirsi di letteratura" Gustave Flaubert

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02/10/2016 16:53 #26556 da Novel67
Risposta da Novel67 al topic Via dalla pazza folla - Discussione

bibbagood ha scritto: Novel dice che Oak è meno interessante, perchè nei suoi giudizi e nel suo modo di vivere si ritrovano troppo stereotipati i comportamenti di un buon pastore, ma invece io l´ho trovato meno prevedibile e più interessante di Troy, lui sì stereotipato.


Forse mi sono spiegato male :) Intendevo dire che a me Oak è parso meno interessante non perché stereotipato (come invece potrebbe esserlo Troy, almeno in parte), ma in quanto "statico". Nel senso che egli riesce sempre a mantenere un comportamento limpido, lineare e razionale anche nelle avversità, mentre gli altri personaggi si lasciano spesso e volentieri influenzare dalle circostanze e trascinare dal capriccio e dagli istinti, come foglie al vento. Ma dal punto di vista del lettore, ritengo che sia proprio questa loro caratteristica - negativa - a dare vivacità ad una vicenda altrimenti monotona ...

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12/04/2026 00:42 #73994 da GigiMala
Risposta da GigiMala al topic Via dalla pazza folla - Discussione
"Via dalla pazza folla" di Thomas Hardy è un romanzo che, in un certo senso, dà l'impressione di interrogarsi su se stesso e sullo scopo ultimo della letteratura. In un mondo dominato da una natura imprevedibile, capricciosa e quasi leopardiana, dove approda e, in definitiva, a che serve l'indagine romanzesca? Se l'uomo è costantemente in balia di forze esterne incontrollabili, cosa ne è della sua indipendenza e, in ultimo, della sua libertà.Nel romanzo la natura è una seconda protagonista a tutti gli effetti, sempre pronta a manifestarsi sotto forma di disgrazie o pericoli. Gabriel Oak, la sola reale figura maschile positiva dell'intera vicenda, incarna una sorta di morale manzoniana della pia rassegnazione, della costanza, dell'impegno a dispetto di tutto e tutti: e questo - lascia intendere Hardy - perché ha ben compreso che l'uomo non è altro che la piccolissima parte di un tutto incommensurabile.Di contro, gli altri personaggi maschili mettono in scena la mentalità tipicamente vittoriana dell'uomo facoltoso ancorato alla cultura patriarcale (Boldwood), e il fascino perverso e distruttivo dell'Übermensch in perenne lotta spirituale contro la mediocrità (Troy). Tra i tre, come in una danza che si perpetua sullo sfondo di una natura indifferente ed immutabile, vediamo emergere la figura dominante di Batsceba, con la forza del suo anticonformismo. Hardy delinea un personaggio estremamente complesso, ribelle e geloso della propria indipendenza, funzionale alla presa di posizione contro gli stereotipi maschilisti tipicamente borghesi di fine Ottocento. Eppure, ad un osservatore più attento non può sfuggire un'aporia che impedisce di cogliere nella rappresentazione di Batsceba una chiara denuncia delle ipocrisie vittoriane, da un lato derise, ma dall'altro di fatto perpetuate nel momento in cui la voce narrante lascia chiaramente intuire che le virtù della protagonista siano da intendersi come tali proprio nella misura in cui esse si discostano dall'archetipo - dato implicitamente per scontato - della donna frivola e preda inerme delle proprie passioni.Stride inoltre con le premesse del romanzo un lieto fine - forse, si legge, imposto dall'edirore - che ha il sapore di un accomodamento forzato. Batsceba premia la costanza e la devozione di Gabriel (invero piuttosto irrealistiche) con un matrimonio che non ha nulla di autenticamente sentimentale, bensì si configura come la logica conclusione di un percorso che concilia reciproci interessi, in un quadro dominato dall'affetto più che dall'amore.Si ha la sensazione, in definitiva, che "Via dalla pazza folla" lasci qualcosa in sospeso. A Batsceba manca lo strappo definitivo, evidente anche nella descrizione della sua bellezza come fattore di turbamento, come se in definitiva proprio ad essa fossero attribuibili - a mo' di scusante per la goffaggine maschile - i principali inconvenienti che alimentano la trama. E il romanzo - calato nel contesto della crisi di identità culturale di fine XIX secolo - ne risente in termini di piena credibilità. Resta ad ogni modo il valore indiscutibile dell'interrogativo di fondo sulla questione femminile, sul matrimonio come istituzione rigidamente convenzionale e su una società in trasformazione. Hardy vive evidentemente con angoscia il tramonto della civiltà contadina e l'incombere distruttivo della modernità industriale. Valori secolari si sgretolano, nel bene e nel male, ed è complicato stabilire quanto ciò che si perde sia compensato da ciò che si guadagna in termini di emancipazione e libertà individuali. Batsceba si colloca perciò a cavallo tra due epoche: è un personaggio di transizione, contraddittorio nella misura in cui lo stesso Hardy pare disorientato dinanzi al cambiamento. "Via dalla pazza folla" - titolo che si configura come grido di allarme - pone un problema drammatico: dopo secoli di tradizioni cicliche e pressoché immutabili, l'avvento dell'era della tecnica e delle macchine minaccia di spazzare via tutto nel giro di una generazione. La folla è "pazza", ossia disorientata. Ma non esiste un "via" rassicurante, un Dorset idealizzato come mitologico Wessex in grado di reggere l'urto del cambiamento. Batsceba e Oak, come la ginestra leopardiana, si uniscono per provare a resistere, dopo essersi scottati per avere cavalcato le prospettive seducenti della modernità (indipendenza e promozione sociale). Ma nel loro (solo apparente) lieto fine matrimoniale non si può scorgere altro che mesta rassegnazione. La "folla" prima o poi arriverà, e travolgerà ogni cosa.

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Avatar di callmeesara callmeesara - 05/04/2026 - 22:04

Buona Pasqua!!

Avatar di guidocx84 guidocx84 - 05/04/2026 - 09:59

Buona Pasqua Club! ;)

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Mi chiamo Bruno e sono venuto al Club del Libro per scoprire un autore o un'opera non ancora letto e per scambiare commenti con altri lettori.

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Ciao a tutti! Mi chiamo Luigi,ho 30 anni e sono qui per disintossicarmi un pò dai social che lasciano sempre un senso di vuoto.

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Mi chiamo Emilio Coppolino, sono appassionato di spiritualità, filosofia e crescita interiore, ho dedicato anni allo studio delle dinamiche del cuore umano e del dialogo tra tra ragione e trascendenza

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