Ho concluso il libro già da un po', ma ho esitato a scrivere il commento conclusivo in ragione della "mole" di spunti e sollecitazioni che sono derivati dalla lettura. Mi limiterà solo a qualche indicazioni, non prima di ringraziare Maria Chiara per avermi indotto a leggere questo saggio. Non leggo quasi mai saggi per diletto (ne leggo troppi per lavoro), ma in questo caso si è trattato di una lettura estremamente arricchente e che sono molto contento di aver fatto.
Le riflessioni che propone Fromm sono molto interessanti:
- l' idolatria verso la macchina: "l'atto con cui si fa propria la nuova automobile è una sorta di deflorazione: incrementa il proprio sentimento di dominio e più spesso ciò accade, più ci si sente euforici";
- la soggezione alla tecnologia, che ci rende al contempo potenti e schiavi: "abbiamo fatto della macchina un dio e ci siamo resi simili a dio servendo la macchina" (e dovevano ancora arrivare i cellulari...);
- l'erronea concezione dell'essere umano come "ripiegato" sul proprio interesse egoistico. Concezione che è alla base della teoria economica classica libera e per lungo tempo anche della disciplina giuridica degli enti collettivi;
- la democrazia come partecipazione e la svalutazione del voto, soprattutto quando è slegato dalla consapevolezza e da un'informazione adeguata (anche qui attualissimo...

).
Ci sarebbero altri mille temi, ma mi fermo qui e aggiungo una nuova forma di avere dei nostri: la fotografia. Le foto hanno trasformato le esperienze da modalità dell'essere a modalità dell'avere. A un concerto, di fronte a un paesaggio, ogni volta che succede qualcosa di particolare, il nostro desiderio non è vivere quella particolare sensazione, ma dimostrare di averla vissuta a sè e agli altri.
Concludo dicendo che le ultime pagine dedicate alle riforme sociali che dovrebbero condurci verso l'essere non mi hanno convinto molto. Lo stesso Fromm, del resto, mi sembra ammetta che si tratta di utopie.