FORSE UN MATTINO
Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
Alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
*
Eugenio Montale, "Ossi di seppia" 1925
Tra tutte le poesie di Montale questa è la mia preferita, anzi potrei dire che è la poesia che mi piace più di tutte le altre di ogni epoca o scrittore.
Sicuramente si può interpretare in molti modi, come esortazione a non lasciarsi trascinare dalla piatta rassegnazione alla dimensione del quotidiano o anche come rinuncia del poeta alla sua funzione profetica, ma la mia personale suggestione è più che altro di tipo fantastico-psicologico e riguarda il rapporto con la realtà vista come possibile rete di inganni e di finzioni. In tale accezione l'uomo al centro di queste riflessioni si interroga sul mondo e improvvisamente, nell'attimo del dubbio estremo (o della totale lucidità), si rende conto che nulla di ciò che percepisce potrebbe essere vero, ed ogni cosa potrebbe esistere solo nella sua mente.
Allucinazione, schizofrenia, o estremo artificio da parte una entità onnipotente e ingannatrice?
O semplicemente la mostruosa macchinazione ai danni dell'umanità da parte di esseri che hanno conquistato la terra?
A questi dubbi segue un'emozione di agghiacciante annullamento, l'uomo è completamente perso in questa vertigine ma..è solo un attimo! Il mondo consueto ritorna con la sua apparente normalità e si può riprendere a far finta che tutto sia come prima, anche se non lo sarà mai più.
Chissà, forse Montale aveva visto Matrix....
Buona giornata da susy