Lunedì, 25 Maggio 2026

Una poesia di Pierluigi Cappello sull'infanzia, il coraggio, l'amore

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14/02/2026 09:12 #73598 da Scalpo fluente
Per quanto grande fosse e frondoso il corpo
dello zio, uno e ottantotto alla visita di leva,
le spalle da artigliere della Meccanizzata “Trento”
in una guerra piena di sabbia e sole,
da bambino il buio metteva paura.
Chissà in quale regione dei miei occhi la fiabesca
cella del ragno schiudeva le grate alla tenebra,
la versava dai monti cupi al prato
quando prima le margherite nella sera
si stringevano a pugno.
Erano sere dove ancora tiepida
l’architrave teneva dentro l’estate, al limite dell’aia
e nell’odore di pollame e terra battuta,
nel rimasticare dei conigli in gabbia,
nel velluto del volo dei pipistrelli bassi sul granaio,
niente, nemmeno stringermi alla mole dello zio
mi strappava ai soprassalti trascorsi con le coperte a fior d’occhi
guardingo come un Adamo appena sceso dall’albero,
perso nell’erba alta, mentre la notte si avvicinava
con il passo di fiera.
La panca di legno dove sedeva lo zio,
fermo come l’aria ferma del primo tramontare,
si faceva allora una zattera assediata dal buio
dove c’era spazio per due: il cucciolo e l’uomo grande;
due segni, uno breve e uno lungo,
minuscoli di fronte alla platea delle stelle
che si andava scoprendo.
E dei due il più breve affondava le radici nel futuro
il più lungo affondava le radici nel passato,
e, insieme, intrecciavano una fune lanciata nell’ignoto e nel tempo.
Il codice di salvezza era sempre lo stesso:
avvicinare la mia infanzia esposta e incandescente
alla panca dove sedeva lo zio, mettere la mano
nell’incavo del suo gomito mentre lui rilasciava
il calore e il sudore del giorno e con i grossi
polpastrelli tagliuzzati arrotolava sigarette sottili.
Finché, o una volta o in un sogno, prima che il sole tramontasse,
“Il buio è solo un colore, stupidello”, mi disse, aggiungendo
alla burbera dolcezza un leggero scappellotto.
“Le cose, per esempio, è come se le vestisse di nero
ma poi, alla fine, restano le stesse”.
E per dimostrami che era così, che era una verità garantita
quanto il fatto di me e di lui seduti sulla panca,
restammo taciturni ad aspettare la notte.
Il tempo ce lo prendemmo, sì, ce lo prendemmo tutto,
venne raccolto nel calice della nostra pazienza,
la mia a dire il vero più scalpitante,
mentre il cielo era ancora arrossato e le montagne scure:
oltre l’aia si incupivano un prato incolto
e un ippocastano tanto alto da vellicare la pancia al tramonto,
al di là una grande pietra faceva da confine,
bianca come un’apparizione. Lo zio la indicò
e ne chiese il colore. Era quasi splendente, calcarea,
era la pietra di un diadema caduto nel prato.
Rimanemmo lì, ad aspettare, le guance fresche
quando la linea dell’orizzonte accecante
sparì dietro le montagne, scolpendole;
e a poco a poco, rotti gli argini, il buio
si impadronì di noi, il suolo, l’aria,
uniti nello stesso nero, la data incisa
nell’architrave un’ombra indistinta.
La maniera di essere piccoli al mondo senza paura,
questo mirava a mostrami lo zio artigliere
mostrando, di tanto in tanto, il trascolorare della pietra.
Di che colore è, ora? E adesso? E adesso?”, mi interrogava,
lo sguardo luccicante, sotto le sopracciglia che ombreggiavano.
E se prima il bianco spiccava nell’erba imbrunita,
dopo attraversò tutti i colori del grigio e si riunì nel nero
e quando fu meno di un’orma nella notte,
quando i suoi contorni si separarono dalla sua figura,
“Vai, adesso, cerca la pietra, trovala e toccala”, mi ingiunse lo zio,
senza aspettarsi altro che mi alzassi dalla panca.
Il prato a quel punto era un oceano da valicare.
I primi passi, con le ginocchia balbettanti,
li contai uno dopo l’altro, li tenni insieme dentro
un coraggio timido, come un buongiorno appena sussurrato.
Un passero che sbuca da una siepe, questo ero, o poco più
quando alzai la testa e si aprì la voragine del cielo,
e sopra l’aria era un vuoto che pesava, schiacciava i sandali
nell’umido dell’erba. Mi guidò l’ippocastano grande,
mi trasse a sé la sua scapigliatura, ne raggiunsi il tronco,
con lo spavento del naufrago premetti la sua scorza;
ancora una forma senza contorni, ma già quasi distinta,
la pietra era prossima, e remota insieme.
Mi avvicinai.
La toccai.
La pietra rimase una pietra,
il prato si fece più piccolo,
lo zio era alle spalle, lontano lontano.


Pierluigi Cappello, "Stato di quiete", Rizzoli 2016
*
Non si può commentare, una poesia così.
E' la più bella ode alla vita da parte di un uomo straordinario.
Ciao da susy
 

There is a crack, a crack in everything
That's how the light gets in. (Anthem, Leonard Cohen)

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Avatar di mulaky mulaky - 12/05/2026 - 09:26

Ciao Martina, benvenuta!

Avatar di martina.rosati1 martina.rosati1 - 12/05/2026 - 08:59

Ciao a tutti e tutte, sono Martina! Prima volta in un forum di questo tipo e in un club del libro. Mi sembra un’esperienza analogica necessaria 🌸

Avatar di guidocx84 guidocx84 - 02/05/2026 - 20:04

Luigi ha proposto la nuova rosa di libri tra cui scegliere il Libro del Mese di Giugno! Votate! ;)

Avatar di callmeesara callmeesara - 05/04/2026 - 22:04

Buona Pasqua!!

Avatar di guidocx84 guidocx84 - 05/04/2026 - 09:59

Buona Pasqua Club! ;)

Avatar di bibbagood bibbagood - 03/04/2026 - 16:56

Non ci sono errori, tranquillo :)

Avatar di Novilunium Novilunium - 02/04/2026 - 13:26

Vorrei cancellari questi due messaggi che contengono un errore (secondo l'icona) ma non vedo come fare. Moderatore : puoi aiutarmi ?

Avatar di Novilunium Novilunium - 02/04/2026 - 12:59

Mi interesso anche di architettura, di musica classica e di cinema di contenuti.

Avatar di Novilunium Novilunium - 02/04/2026 - 12:58

Mi chiamo Bruno e sono venuto al Club del Libro per scoprire un autore o un'opera non ancora letto e per scambiare commenti con altri lettori.

Avatar di mulaky mulaky - 02/04/2026 - 09:00

Come stanno andando i buoni propositi 2026? Ne parliamo QUI

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