Ringrazio Guido per aver aperto in anticipo il topic, perché partecipando al raduno e fermandomi poi a Napoli per qualche giorno avrei perso l'occasione di inaugurare questa discussione

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La mia ignoranza in fatto di contemporanei mi porta anzitutto a confessare che dell’autore, delle sue opere e del Pulitzer (per
Middlesex) non ne sapevo proprio nulla: neppure li avevo mai sentiti nominare. Eppure, nonostante la mia nota predilezione per classici, sono contento che
Le vergini suicide abbiano vinto il sondaggio.
Perché mi ricordano un film che da un lato mi aveva affascinato, dall’altro deluso, e che comunque non avevo capito. Forse perché mi aspettavo un mistero da risolvere, o perlomeno qualche brivido di paura. Ma già leggendo le prime pagine del libro che lo ha ispirato, ho compreso quanto le mie aspettative fossero limitate. Ed errate.
Il finale è infatti contenuto già nell’incipit, che rivela delitto ed assassino. E’ dunque “solo” la motivazione, che dobbiamo scoprire. Ma essendo un tema in un certo senso “familiare”, so che ad un gesto estremo quale il suicidio è difficile dare una spiegazione – un’unica spiegazione, perlomeno - chiara, netta, precisa, inequivocabile.
Magari è per questo che qualcuno – confrontando i commenti in internet – ha definito il romanzo noioso e inconcludente. Ma il fatto è che ad essere inconcludente credo sia l’atto stesso: non per chi va, ma per chi resta. L’attenzione andrebbe dunque focalizzata non solo sulle protagoniste, che sin dal titolo tendono a rubare un po’ la scena, ma anche su chi rimane sullo sfondo, la cui voce riesce comunque a dare vita ad un libro che parla in realtà di morte.
Spero, con questa introduzione, di non aver “spoilerato” nulla che già non fosse facilmente intuibile.
Forse ho divagato un po’ : ma volevo solo dire che se mai questa lettura vi dovesse offrire uno spunto per esprimere riflessioni personali non strettamente inerenti ad essa, non potrebbe che farmi piacere.
Buona prosecuzione

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