Sto circa a metà: dopo un inizio positivo, l'interesse sta un po' calando, probabilmente per due aspetti. Da circa il 25-30% in poi, la narrazione diventa quasi giornalistica, focalizzata troppo sul voler ripercorrere tappe e dettagli dei mesi successivi alla morte di Cecilia: è probabilmente il modo ovvio di sviluppare la narrazione di una tale storia, ma mi sembra troppo...giornalistico, una narrazione troppo ad elenco e poco a sensazioni. Ma soprattutto credo di star cadendo nell'errore a cui avete già accennato voi: non riesco a non aspettarmi un qualcosa quando leggo, mi chiedo inconsapevolmente "Vabeh, e insomma?", con la sensazione di star leggendo qualcosa che tra una rifessione e l'altra, tra un aneddoto e un gossip, non si capisce dove vuole andare a parare. Lo so che il fine di questo libro non è la trama, ma non riesco ancora a lasciarmi coinvolgere grazie ad un'altra chiave di lettura. Anche perchè: se si volesse veramente scoprire il motivo, i potrebbe creare una trama consistente. Invece qua mi sembra il messaggio sia più che altro il voler raccontare con occhi esterni un fatto "di cronaca" e che non si ha intenzione di dare una risposta alla domanda "perchè?". In questo senso, la narrazion tramite la comunità civica di cui parlava Francesco non so se sia la più adatta, perchè creare solo più distacco (@Guido: il narratore sono i vicini di casa della famiglia, è una voce narrante che parla a nome del vicinato e trasmette le loro impressioni).
Ben riuscita l'immagine della casa, esternalizzazione di un dolore profondo e specchio della vita che vi si conduceva dentro. A proposito di questo: forse il libro mi sta lasciando interdetta anche perchè non riesco a capire nessuno dei personaggi. Tutti e sette sembrano una interessante via di mezzo tra morti viventi e matti completi....
Non conoscevo nè l''autore nè Middelsex, avevo visto qualche anno fa il film, ma leggendo il libro direi che il film l'ho rimosso completamente