Mi permetto di proporre qualche riflessione “a latere” : possiamo annoverarlo fra i gialli ? Oppure è un “noir “? O meglio un “ thriller” ? Sono distinzioni difficili a farsi e forse lasciano il tempo che trovano. Di certo possiamo dire, senza “spoilerare”, che a questo punto della lettura ogni lettore avrà capito che non c’è un investigatore e dunque non siamo di fronte ad un giallo nel senso classico del termine (alla Maigret insomma). Forse un “thriller “ perché vi sono colpi di scena ? Non un “noir” se per “noir” si intende un romanzo in cui è curata molto la rappresentazione ambientale e sociale in cui si svolge e si dipana la trama del libro (Simenon ha scritto diversi “noir" che però non erano gialli). Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensa la vasta platea di questo club.
La discussione sul genere mi sembra davvero interessante! Possiamo con certezza dire cosa questo libro non è: un poliziesco, dato lo scarso o nullo ruolo che polizia e investigatori ricoprono. A occhio lo definirei un thriller, o, per usare una categoria forse un po' in disuso, un giallo (ho sempre considerato "giallo" la traduzione non letterale di "thriller"). Il noir l'ho sempre associato ai film di Humphrey Bogart e difficilmente lo accosto a opere più vicine a noi temporalmente. Ho dato una scorsa veloce a quanto dicono le pagine di wiki e della Treccani sul noir e sembrano concordi nel definirlo uno stile centrato sul punto di vista della vittima, del carnefice ma quasi mai su quello dell'investigatore, in cui i protagonisti sono soffocati dall'angoscia e da tendenze autolesive, in un mondo segnato dalla corruzione come destino inevitabile. Stando così le cose, forse un po' il nostro romanzo tocca da vicino questo genere o forse vi rientra a pieno titolo... anche se certamente questo libro ha lo scopo evidente di regalarci qualche "thrilll.
Insomma, penso che spesso nella letteratura di consumo dedicata ai delitti e ai misteri i confini tra i generi siano molto labili...