Buongiorno, eccomi qui a commentare le prime sessanta pagine di questo romanzo.
Per prima cosa vorrei parlare di quella che mi sembra la sua struttura: ci sono dei capitoli corrispondenti alle "porte" che January trova (facilmente riconoscibili perché, almeno nell'edizione cartacea, c'è proprio il disegno di una serratura) e poi ci sono i capitoli legati al libro "Le diecimila porte" che January sta leggendo. I punti di vista, quindi, non possono che essere due: January che ci racconta episodi della sua vita e poi c'è la voce un po' documentaristica di chi ha scritto quel libro.
Finora ho letto solo una sorta di introduzione al libro letto da January, quindi non commenterò molto questo aspetto perché ho ben poco da dire e ancora non mi sono fatta una idea. Sicuramente in questa introduzione l'idea di fondo è quella che, credo, sia comune a tutti noi: la "Porta" è da intendersi come un portale, un ponte, un mezzo che collega due mondi diversi. Nel panorama fantascientifico abbiamo vari casi: dall'armadio de
Le cronache di Narnia al buco di
Alice nel Paese delle meraviglie, allo Stargate del film omonimo, ma anche il Tardis di
Doctor Who... solo per citarne alcuni, la lista è decisamente più lunga. L'autore del libro che sta leggendo January dice che "Le porte introducono il cambiamento, ed è dal cambiamento che nasce ogni cosa" e in effetti è così, nel panorama letterario ogni volta che si oltrepassa la soglia di una "porta" succede qualcosa, si va incontro all'avventura, a uno stravolgimento, si assiste alla crescita dei personaggi!
Ma torniamo alla storia di January. La bambina vive una infanzia decisamente triste, anche se non sempre si percepisce dalla sua scrittura. Sostanzialmente è sola perché il padre non c'è mai e il tutore (se così vogliamo chiamare il sig. Locke) è un personaggio abbastanza ambiguo, pertanto la ragazzina non può che trovare rifugio e conforto nella fantasia, inventando e leggendo storie. La sua unica compagnia è quella del cane Bad, non ha amichetti della sua età perché sebbene ci sia Simon, in realtà non si possono nemmeno frequentare. Poi è pure costretta a fare la brava bambina, sebbene in cuor suo non sia così... poverina, mi fa tenerezza anche perché le hanno appioppato una tata così chiusa e vecchia dentro. Forse con Jane riuscirà ad essere più se stessa, ma sono ancora all'inizio, spero diventeranno amiche.
La madre non è pervenuta. Il padre di January mi sembra un'anima in pena, si capisce che quel lavoro che fa è misterioso, che sotto c'è qualcosa. Decisamente più misteriosi sono gli evidenti intrallazzi del sig. Locke che riguardano i reperti archeologici e dei loschi figuri; egli, a modo suo, sembra affezionato alla bambina, però mi dà una idea "storta" e cioè come se fosse affezionato a una "cosa" strana e insolita e non a una bambina in quanto bambina/essere umano... non so se mi spiego.
Comunque, la scrittura della Harrow mi sta piacendo, ma non la trovo (al momento) così accattivante tale da non farti chiudere il libro. Sicuramente la curiosità di continuare c'é, ma personalmente non mi sento di leggere e fare un'unica tirata come mi è capitato con altri libri, faccio tranquillamente delle pause senza patire minimamente il distacco dal libro.
Sono sicura che January da bambina, praticamente una monella patentata, sia simile a qualche altro personaggio già incontrato. Ho pensato a Pippi Calzelunghe, ma lei non faceva monellerie con l'idea di fare una monelleria, mentre January ha questa consapevolezza. Devo fare mente locale per capire chi mi ricorda...
Ah, per quanto riguarda il colore della pelle di January. Secondo si capisce che è "mista" già nelle primissime pagine e credo che il colore "rossastro" sia stato scelto appositamente ai fini della storia e anche per rendere noi lettori perplessi. La mia idea è la seguente: quando pensiamo a una persona di colore, tendenzialmente pensiamo al colore marrone, in diverse gradazioni, intensità e temperatura, ma di base comunque pensiamo al marrone. Il colore della pelle di January, per come è stata descritta, mi ha portato a pensare agli indiani nativi d'America o a popolazioni sudamericane tipo Indios... in qualche modo gente che ha dei riti mistici nella propria tradizione, quindi diciamo un po' di "magia" e non lo so se è un caso, ma io questa cosa l'ho notata! Però January ha anche i capelli ribelli come gli afro e gli occhi chiari, tutte cose che fanno intuire come sia "mista" o comunque "non conforme" ad una tipologia ben precisa. E questo, man mano che leggiamo il romanzo, si lega alla perfezione all'idea che gli altri hanno di lei e all'idea che la bambina ha di se stessa, cioè di una diversa, non catalogabile con una etichetta precisa perché non appartiene a nulla di definito (insomma né carne né pesce) o, per dirla come il sig. Locke, January è "un esemplare assolutamente unico"... e, infatti, possiamo già dirlo anche noi, non solo per la descrizione dei suoi tratti fisici, ma anche perché lei attraversa delle Porte ed è la protagonista del nostro romanzo. Più unica di così!
Come da tradizione, alcuni frasi che ho sottolineato (materiale per Bibi):
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"Se trattiamo le storie come siti archeologici e rimuoviamo con grande cura la polvere dai vari strati che le rivestono, scopriamo che a un certo livello c'è sempre una porta. Un punto che separa il qui e il ì, noi e loro, l'ordinario e il magico. Ed è proprio nei momenti in cui le porte si parano e in cui le cose fluiscono tra i mondi che nascono le storie"
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Eppure, quando sei una sorta di creatura "nel mezzo", senza famiglia e senza denaro, senza null'altro se non le tue gambette e una moneta d'argento, a volte scappare è l'unica cosa che puoi fare.
L'ho sottolineata perché si capisce benissimo come la piccola January vede se stessa... povera cucciola.
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Volevo credergli, ma nella vita avevo ricevuto tante promesse non mantenute che sapevo riconoscerlo all'istante.
La delusione di una figlia che si vede sempre messa da parte dal padre, seppur per lavoro.
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«Il potere, mia cara, ha un linguaggio. Ha una geografia, una valuta e, perdonami, un colore. Non è una cosa che puoi prendere sul personale o rifiutarti di accettare; è semplicemente così che va il mondo, e prima ti ci abitui, meglio è.»
Questa frase, secondo me, è indicativo di cosa realmente si nasconda dietro la facciata di Locke...