il mio difetto è quello sicuramente di non essere troppo empatica verso quello che succede al di fuori della mia sfera personale
Non credo che sia un tuo difetto Laura. Penso che sia piuttosto comune. Leggendo quanto hai scritto sopra, ho pensato immediatamente al concetto di
distanza psicologica.
È generalmente vero che l'impatto emotivo, psicologico e pratico di un evento tende a diminuire man mano che aumenta la sua distanza geografica, culturale o temporale da noi.
Diversi fattori contribuiscono a renderci psicologicamente distanti: la
prossimità geografica, ovvero saremo tanto più colpiti da un disastro naturale che colpisce la nostra città rispetto ad uno stesso identico disastro che ne colpisce una dalla parte opposta del mondo; la
risonanza emotiva e l'identificazione, ovvero è più facile provare empatia e preoccupazione per persone con cui condividiamo una cultura, una nazionalità o esperienze simili (ad esempio persone della propria cerchia di conoscenze) e sotto questo punto di vista, non so cosa ne pensate, però credo che la lettura possa avvicinarci (questa lettura sicuramente lo ha fatto); l'
impatto diretto sulla vita quotidiana, ovvero quando gli eventi hanno maggiori probabilità di influenzare direttamente la nostra sicurezza, la nostra economia o la nostra routine quotidiana; la
copertura mediatica, ovvero una copertura mediatica più intensa e prolungata, aumenta la nostra consapevolezza e il nostro coinvolgimento emotivo. Di solito questa è maggiore tanto più l'evento è vicino a noi. In questo caso invece direi che la copertura mediatica c'è stata, forse anche esagerata. Non so se è capitato anche a voi ma qualche sera, facendo zapping tra i canali TV, trovavo soltanto trasmissioni che parlavano della guerra. Con l'avvento dei media globali e di internet, la percezione della distanza si è ridotta, permettendoci di sentirci più vicini a eventi che avvengono dall'altra parte del mondo.