VFolgore72 ha scritto: No, non mi sono mai annoiato se è per questo. Lo ammetto. Più che altro una forte frustrazione sopratutto sul profluvio di parole, dove spesse volte ti portava a perdere il filo del discorso. Insomma, c’erano momenti che capivo cosa voleva dire l’autore ed era anche illuminante, peccato che questi momenti erano più rari di un diamante. 
Vittorio, Vittorio, non dire così. Non ti diverte la piccola banda che cammina così fiera in mezzo alla gente; Incurante della possibilità di creare scompiglio. Andrèe che si getta con un salta sopra la testa di un vecchietto in carrozzina. Questa esuberanza giovanile, un po' dissacratoria e piena di energia. L'incontro e l'amicizia con Saint-Loup, e il primo incontro con il Barone Charlus, che già qui viene presentato come una persona non priva di zone d'ombra.
Nella ricerca ci sono due Narratori, quello che racconta e vive nel presente, e quello che racconta ma vive nel passato. Considerando le cose da questo punto di vista forse tutto ti sarà meno faticoso.
Sto leggendo "Poust, l'opera, la vita, la critica" un saggio di 200 pagine di J.Y. Tadié. E' a lui che dobbiamo l'ultima edizione revisionata del 1987 dopo il ritrovamento di altri quaderni dello scrittore. Un saggio che si legge facilmente seduti in poltrona, diviso in capitoli per argomenti.
Secondo me utilissimo.
Altrimenti più breve, 140 pagine, di Alberto Beretta Anguissola, curatore di tutta la Ricerca per conto di Mondadori, dal titolo "Proust: guida alla Recherche"
Io penso che leggere Proust senza una guida sia possibile, ma non sufficiente per un lettore intelligente ed esigente come te. Dai fai ancora un passettino avanti.
Durante il primo libro non ho fatto altro che lamentarmi, dicevo che Proust era ancora con i piedi nell'ottocento, che era uno snob, che parlava di persone e di ambienti dei quali non mi interessava nulla. Poi ad un certo punto ho incominciato a capire che le cose stavano in un altro modo, grazie anche ai miei due compagni di lettura.