Ho letto e finito già da un po’ il libro La guerra non ha un volto di donna e devo commentarlo, è il minimo. Primo libro che è stato dato alle stampe nel 1983, causando un bel po’ di problemi con la censura, tanto da restare bloccato presso l’editore per due anni. Le accuse rivolte alla scrittrice tentarono di sminuire l’opera, come sempre avviene, gettando fango su ciò che lei aveva voluto fare, cioè dare luce e gloria a queste donne. Infatti l’accusarono di voler distruggere la figura forte della donna sovietica, di essere pacifista ma alla fine il libro fu pubblicato, raggiungendo un grande successo con una tiratura di 2 milioni di copie. Ricevette tanti premi e riconoscimenti per questa e altre opere, non solo in Bielorussia e in URSS ma anche in Europa.
Ho apprezzato molto il libro perché per la prima volta ho letto di una guerra vera e non le solite descrizione e attacchi di guerra con qualche sentimento di contorno. La Svetlana in questo libro sottolinea tante, tantissime volte, come gli uomini volevano che le donne nascondessero ciò: si doveva solo ricordare che loro avevano vinto e raccontare come tutto ciò era avvenuto. Invece lei indaga, interroga queste donne che hanno contribuito a fare questa guerra e a cui non si è voluto dare voce, tanto da tenerle nascoste, per troppo tempo. Queste donne non ne escono sconfitte come le accuse rivolte alla scrittrice, anzi i temi raccontati con i frammenti di ogni singolo ricordo fanno comprendere cos’è la vera guerra. Tira fuori storie e orgogli di queste donne combattenti e ausiliarie dell’Armata Rossa mettendoci davanti a scenari di violenza, eroismo, sofferenze, sentimenti tutte cose imposte dalla guerra. Leggiamo di donne che per il bene della patria lasciano i figli a casa per andare a combattere al fronte con la paura di non ritrovarli più, o di altre che restano a casa e lottano nell'ombra usando alle volte i propri figli. Storie che vi suggerisco di scoprire. Ma la cosa che mi ha colpito maggiormente è stato il ritorno a casa di queste donne, un ritorno beffardo. Mal giudicate per aver vissuto in costante sintonia con uomini sconosciuti, non ritenute donne adatte al matrimonio tanto che molte nascondevano la cosa, buttando via riconoscimenti e documenti anche di invalidità e non accettando la pensione per nascondersi. Una lama a doppio taglio, aver lottato in guerra per la patria per poi doversi nascondere da questa.
Un libro dev'essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi.