Ciao Enrico, concordo a pieno su tutti i punti. Non è tutto oro quello che luccica ed effettivamente, leggendo il libro, può anche venire il sospetto che una parte di esso sia stata "romanzata" essendo Netflix esperta nel settore
Se dai un'occhiata a qualche video di quelli caricati sul canale YouTube "
We're Netflix
", questa impressione può anche aumentare... bisognerebbe conoscere/parlare con chi ci lavora e soprattutto con chi ci ha lavorato per capire come stanno veramente le cose...
Ad ogni modo,
una buona parte dei principi che vengono discussi credo siano sani (
non tutti) e replicabili, quanto meno in scala ridotta e per gradi.
La politica relativa all'allontanamento dei talenti che non performano invece è una questione molto delicata. Si potrebbe aprire una discussione interessante sull'argomento e partirei da questa domanda: chi di noi risponderebbe "No" alla domanda "Vorresti che la tua azienda si comportasse in maniera meritocratica con i suoi dipendenti?" Credo nessuno.
Partendo da questo assunto, è evidente che servono strumenti per gestire i casi di merito (premiando chi ha prestazioni superiori alla norma) ma credo che sia altrettanto importante gestire anche quelli dei dipendenti che hanno difficoltà a performare.
Nel secondo caso però non credo che debba essere per forza l'allontanamento del dipendente dall'azienda la soluzione (almeno, non all'inizio).
L'approccio di Netflix (se non mi piace come lavori, ti pago sei mensilità e vai via) non mi piace perché pur capendo l'esigenza dell'azienda e sposandola, è un approccio che tende a trattare le persone come pedine e, come dici te, rischierei di non sentirmi a mio agio in un contesto del genere. Potrei vivere la mia vita lavorativa con ansia da prestazione.
Credo invece che in questi casi parlare con il dipendente non performante possa essere un primo passo. Capire quali sono i punti di vista di ambo le parti. Implementare il coaching in azienda potrebbe essere un altro modo per capire come mai il dipendente non performa e aiutarlo gradualmente a migliorarsi. Definire insieme al dipendente stesso un "piano di rientro" sulle aspettative dell'azienda. Insomma, prendersi cura di chi fa bene così come di chi non fa bene.
La meritocrazia è un aspetto molto importante,
la cui assenza paradossalmente rischia di allontanare i talenti e/o chi non si sente valorizzato e premiato per quanto produce realmente. Non gestirla può far passare il messaggio che all'azienda vada bene come vanno le cose, confermando implicitamente anche chi fa poco o niente e avallandone i comportamenti.
Tra i soggetti che non performano purtroppo non ci sono soltanto dipendenti in difficoltà che vorrebbero/dovrebbero essere aiutati ma ci sono anche soggetti che puntano al mantenimento dello status quo e che lavorano mediocremente, arrivando talvolta addirittura ad ostacolare o rallentare volontariamente chi ha voglia di fare. Su questi sarei un po' più inflessibile.