Katya ha scritto: Io ho finito il romanzo. Posso abbandonare??

Un altro romanzo lo leggerei ma al pensiero che dobbiamo leggere il saggio.....

Concordo con Katya: io terminerò prima Tolstoj, ma poi tornerò alla Woolf (
Gita al Faro sarebbe la mia preferenza ...). E proprio perché
Orlando dovrebbe rappresentare - come dice Emily - un
unicum, preferirei leggere qualcosa di più tipicamente woolfiano, prima di affrontare un saggio ...
EmilyJane ha scritto: Tornando a Orlando...il fatto che si legga velocemente non è sempre un punto a favore perché in certi punti scorre via come l'acqua senza lasciare nulla dietro di sé e in certi altri sembra una mattonata in testa fatale! 
Non mi ricordo dove l'ho letto ma concordo sul fatto che spesso ci sia sfoggio stilistico, voglia di fare qualcosa di particolare per rompere le tradizioni, però a me, che amo i classici ottocenteschi, proprio non mi si confà.
Certo, ci sono molti pensieri notevoli, frasi poetiche e idee profonde ma senza una trama consistente mi sembra che siano sospesi nel vuoto.
In effetti il libro mette a dura prova il lettore, costringendolo a un cambiamento di prospettiva.
Ci aspettavamo tutti di leggere
una storia d'impronta tradizionale; poi però ti accorgi che il racconto non segue un percorso lineare, e che il tempo interiore prende il sopravvento su orologi e calendari, facendosene addirittura beffa. Cercare di riannodare il filo dell'azione è del tutto inutile: conta solo il filo dei pensieri, delle emozioni e delle aspirazioni. Ma poiché il nostro Io non è qualcosa di definito e immutabile, anche i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre aspirazioni finiscono per vagare un po' qua e un po' là, a seconda dei momenti, delle circostanze e dello stato d'animo ...
Però ripeto: nonostante la suddetta "spiegazione", non so se son riuscito a cogliere davvero tutto ciò che l'autrice voleva dire (anche se le frasi che hai riportato tu, Emily, sono dense di significato). Così il mio giudizio s'è basato soprattutto sulla scrittura: e oggettivamente bisogna riconoscere che la Woolf scriveva davvero divinamente ...
EmilyJane ha scritto:
Novel67 ha scritto: le riflessioni (che tu chiami "invettiva") sul matrimonio io non le ho trovate irritanti. Tutt'altro ... A patto però di non farne un caso personale: credo sia una riflessione più generale, e che riguardi non solo l'istituzione in sé, ma il rapporto uomo-donna ...
Io invece l'ho visto proprio come se la Woolf ne avesse fatto un caso personale, non mi sembra che ne abbia parlato in generale.
Per "caso personale" intendevo di non riferire quel che dice la Woolf alla propria particolare situazione. Nel senso: "sono sposata, dunque la Woolf ha torto; non sono sposato, dunque la Woolf ha ragione ..."
Più che di "invettiva", io comunque parlerei di "amare considerazioni", stemperate talora da un po' d'ironia o sarcasmo. Che poi le parole della Woolf siano state anche strumentalizzate, è vero: ma personalmente, in quello che ho letto, non ho colto l'affermazione di una superiorità dell'essere femminile su quello maschile, bensì la rivendicazione di una diversità e di un'autonomia di pensieri e sentimenti, troppo a lungo negati o soffocati. E con "rivendicazione" intendo non
lotta per la parità dei sessi, ma semplice
richiesta d'attenzione e d'ascolto ...