Su consiglio della nostra EmilyJane ho letto
Mutevoli umori, romanzo d’esordio di L.M. Alcott, l’autrice di
Piccole donne. Emily evidentemente conosce i miei gusti, perché qui ho ritrovato tutti gli ingredienti necessari per ricavarne una bella storia, che potrei definire d’impronta austeniana: una casa in campagna, una natura rigogliosa, un’allegra atmosfera familiare appena offuscata da un malinconico e lontano ricordo, una giovane eroina, due spasimanti, buone maniere e forti passioni.
Eppure - ma non è certamente colpa del suggeritore

- qualcosa m’ha impedito di gustarla come avrei voluto. La protagonista, Sylvia, è infatti ben descritta nei suoi continui sbalzi d’umore: capricciosa, inquieta ed irrequieta, possiede una tale carica vitale da infondere brio al romanzo nella parte iniziale, e un animo tanto delicato e sensibile da regalarci un pizzico di autentica commozione nei capitoli finali. Decisamente stereotipati sono però gli altri due vertici del triangolo amoroso: Moor, l’amico, romantico, sdolcinato e paziente fino all’eccesso; e Warwick, l’amante, onesto, generoso e vigoroso, ma pure pedante e quasi crudele nella sua rigida morigeratezza. Forse qualche sbalzo d’umore avrebbe fatto bene anche a loro, contribuendo a renderceli meno prevedibili e più realistici.
Anche lo stile, a dire il vero, non mi ha convinto fino in fondo: alcune scene sono dipinte infatti con freschezza ed originalità; ma tanti sono anche i manierismi, che fanno trasparire l’influenza di modelli letterari non sempre consoni allo sviluppo narrativo.
Ma pur tenendo conto dei suddetti limiti, credo che se dovessi esprimere un voto complessivo alla fine opterei per un 6,5. Del resto anche Henry James, valutando all'epoca il romanzo, ebbe a sollevare più d'una critica; ma ciò non gl'impedì di riconoscere che la giovane Alcott aveva stoffa: e non si può dire che non abbia avuto buon occhio ...