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Il 3 febbraio 2026 si celebra il centenario della nascita di Richard Yates, autore famoso soprattutto per Revolutionary Road, che sarà oggetto di una lettura condivisa della community a partire da metà febbraio. Più che un romanzo sul sogno americano infranto, Revolutionary Road è un romanzo sul matrimonio come lente impietosa per osservare il fallimento dell'identità moderna.

Questo romanzo si inserisce in una tradizione ben precisa: quella dei romanzi che raccontano il matrimonio come trappola, come luogo in cui le illusioni individuali si consumano.

Il matrimonio, per Yates, è ciò che scopre ineluttabilmente le carte: Frank e April Wheeler si rivelano per ciò che sono grazie alla convivenza forzata, alla ripetizione quotidiana, all'impossibilità di continuare a recitare all'infinito una versione idealizzata di sé.

In questo, Revolutionary Road dialoga apertamente con la grande tradizione del romanzo coniugale novecentesco americano, in particolare con John Cheever e John Updike.

Nei racconti e nei romanzi di Cheever, i sobborghi benestanti sono popolati da coppie che condividono lo stesso vuoto dei Wheeler: uomini e donne che hanno ottenuto tutto ciò che era socialmente desiderabile e che, proprio per questo, non hanno più scuse. Come in Yates, anche in Cheever il matrimonio è una superficie lucida sotto cui fermentano frustrazione, risentimento e nostalgia. Ma se Cheever indugia sul rimpianto, Yates insiste invece sulla meschinità e sulla vergogna.

Con Updike, invece, Yates condivide l'ossessione per il matrimonio come spazio di performatività sociale. Le coppie di Updike vivono relazioni in cui il desiderio è costantemente filtrato dall'immagine di sé: essere un buon marito, un uomo interessante, una donna desiderabile. Mentre Updike è affascinato dall'energia erotica che attraversa e destabilizza il matrimonio, Yates sembra invece già scrivere dal punto in cui il desiderio è stato sostituito dal risentimento e dalla paura di aver sbagliato tutto.

Un terzo termine di confronto è senz'altro Raymond Carver, che porta questa linea narrativa al suo punto di massima rarefazione. Nei racconti di Carver il matrimonio non esplode, si spegne. Le coppie parlano poco, mangiano, bevono, guardano la televisione. La tragedia non è più gridata, ma interiorizzata.

In questo senso, Revolutionary Road può essere letto come una cerniera tra il romanzo borghese "classico" e il minimalismo carveriano: la violenza emotiva è ancora esplicita, ma già priva di qualsiasi grandezza drammatica.

Ciò che distingue Yates, però, è la centralità dell'illusione di eccezionalità. Frank e April non si confrontano solo con il fallimento del loro matrimonio, ma con qualcosa di più intollerabile: la possibilità di essere ordinari. Il matrimonio diventa il luogo in cui questa paura prende forma concreta, perché obbliga a vedersi riflessi negli occhi di chi ci conosce meglio. Non c'è pubblico più spietato del coniuge, perché è l'unico che ha assistito sia alle nostre ambizioni sia alla nostra inerzia.

Se Flaubert in Madame Bovary aveva fatto del matrimonio il luogo della noia e il Novecento americano lo ha trasformato nel luogo della frustrazione, Yates compie un passo ulteriore: lo trasforma nel luogo della smascheramento. Ed è per questo che Revolutionary Road resta uno dei romanzi più disturbanti sul tema, perché non offre alcuna via di uscita.

(articolo a cura di Elisa Kirsch)

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