"Un avventuriero senza scrupoli, una fanciulla indomita e un amore ossessivo sono al centro di una travolgente e violenta attrazione fatale ... Una storia torbida e sensuale, fatta di fughe, passioni lecite e illecite, di cupi misteri, di sospetti inquietanti": questa la presentazione sul sito
laFeltrinelli.
E questo il commento di Fernanda Pivano, sul
Corriere della Sera: " ... ha ragione Stephen King: è un bellissimo libro giallo, come si direbbe adesso, o un bellissimo feuilleton, come si sarebbe detto allora ... "
Scritto nel 1866 sotto pseudonimo e rimasto inedito fino al 1995,
Un lungo, fatale inseguimento d’amore è un racconto "a sensazione" che all’epoca gli editori respinsero perché "troppo audace" e che oggi - con tutta probabilità - verrebbe invece bocciato perché troppo ingenuo, pur essendo Phillip Tempest - il protagonista maschile - uno stalker decisamente al passo con i tempi. Purtroppo.
Ma la modernità del romanzo finisce qui, perché la vicenda potrebbe piuttosto essere paragonata alla
Clarissa del Richardson, o ad una di quelle che era di moda pubblicare nel Settecento, ricche di avventure, peripezie, fughe, inseguimenti e travestimenti che mirano a sorprendere, ma che alla lunga risultano sempre più prevedibili e sempre meno credibili. Ecco perché non condivido il generale entusiasmo sorto intorno al cosiddetto "lato oscuro della Alcott", quale emerge da un'opera composta essenzialmente per fare cassa e che secondo la mia personale pagella rimane ben lontana dalla sufficienza (voto: 5).
Più che da Louisa May, questo "lungo, fatale inseguimento" sembrerebbe dunque esser stato scritto dall'acerba Jo di
Piccole Donne, che fece gavetta nella soffitta di casa March. Lo so, perché ho visto il film. Ma per rinfrescare la memoria - e riconciliarmi con la Alcott - sarà forse ora di leggere il libro ...