Ho letto questo libro quasi un mese fa e devo dire che, nonostante il mio non amore per le Bronte, ho trovato il libro piuttosto gradevole e in definitiva mi è piaciuto. Ho riscontrato lo stesso problema che ho già visto in altri loro romanzi e cioè che non c'è mai un personaggio che mi piaccia davvero o uno in cui posso identificarmi.
La stessa protagonista, che agisce in un certo modo e poi capiamo anche il perché nel momento in cui possiamo leggere il suo diario, è fin troppo timorata di Dio e anche nel finale, quando assiste il marito moribondo, a me sembra che lo faccia solo per garantirsi il paradiso e non per vera bontà umana. Il marito è l'unico personaggio che ho trovato coerente fino alla fine, orrendo era e orrendo è rimasto

. Gilbert me lo sono immaginato come uno psicopatico perché è ossessionato da Helen e, per mera gelosia, colpisce a bastonate Lawrence e lo lascia tramortito a terra andandosene... quanto squilibrato è uno che si comporta così? Per non parlare di come abbia gestito il flirt con Eliza, pur sapendo che non l'avrebbe mai sposata. Mah. La stessa Helen, che tanto sembra moderna in certi aspetti, è piuttosto cieca nei riguardi degli uomini che frequenta (vedi il marito e vedi Gilbert), anche Lawrence non è tanto meglio perché un fatto così grave (la randellata) avrebbe dovuto raccontarlo alla sorella per metterla in guardia da uno squilibrato del genere. Diciamo che degli uomini presenti nel romanzo, non ne salvo nessuno: Hattersley, l'amico di Arthur, si redime alla fine ma è comunque un brutto personaggio e non mi è piaciuto nemmeno quell'altro ossessionato di Hargrave; neanche lord Lowborough è salvabile perché, anche se forse è il meno peggio, è comunque un altro che è dipendente sempre da qualcosa...
Con le donne va meglio, escludendo Annabella, ma vuoi per il periodo storico, vuoi per l'indole, sono sempre succubi degli uomini (fratelli, figli, mariti). E poi c'è troppa religione, io ho poco digerito tutti questi passi moralisti.
Il problema dell'alcolismo è descritto in modo molto realistico e, anche non sapendo la storia personale delle Bronte (cioè del loro fratello), si capisce bene che è qualcosa che l'autrice ha toccato da vicino.
Comunque nel complesso mi è piaciuto, è stata una lettura gradevole perché rimanda a uno spaccato di verità, l'amarezza di certi "amori", che sono ancora molto attuali ai giorni nostri. Anche io come Lorenzo ho preferito le parti iniziali e di mezzo, mentre ho trovato piuttosto lenta la conclusione. Ancora non ho letto "Agnes Grey", ma Anne Bronte mi è sembrata più o meno in linea con lo stile di Charlotte (che forse mette una punta di amore/passionalità in più, penso per esempio a "Jane Eyre") e sicuramente l'ho trovata molto più gradevole di Emily.