Dal momento che si parlava di affrontare insieme quest'estate la lettura di un altro classico inglese e che è stato dimostrato interesse per David Copperfield, apro già il topic dove potremmo parlarne.
Come data di inizio io pensavo intorno al 20 luglio (o magari il 22 che è sabato e si può iniziare con la calma adeguata a questo libro di circa un migliaio di pagine (poi tra i propositi del 2018 però mettiamo anche libri al di sotto delle 500 pagine...vero?!)). Almeno chi è impegnato con Follet, chi con King, chi con altre letture, ha tempo per finirle, respirare e reiniziare e magari anche leggere il libro del mese.
Qui alcune descrizioni sparse del libro, nel caso qualcun altro voglia unirsi
«David Copperfield è senza dubbio il romanzo di Dickens dov'è piú estrosa la caratterizzazione e piú gustosa la futilità dell'intreccio. [...] Lo stupore - la poesia - che in Dickens si sprigiona davanti a ogni nuovo incontro umano, a ogni bizzaria e singolarità della folla, trova nel tono autobiografico una coerenza fantastica, specialmente nelle pagine sull'infanzia, che salda ogni figura, ogni macchietta, nell'ambiente dei fatti. Fin che dura l'infanzia e il ricordo, la storia del piccolo David ha uno sviluppo ed egli vive in un mondo costruito dalla fantasia. Sono pagine indimenticabili e ciascuno di noi (non so lode piú grande) ritrova nel racconto la propria esperienza segreta». (Cesare Pavese, Einaudi)
"Non permetterò mai a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita", scriveva Paul Nizan riferendosi ai suoi vent'anni e in generale al tempo della sua adolescenza. Perché quel tempo, quello durante il quale si varca il confine che separa la giovinezza dall'età adulta, è spesso feroce e terribile. Di tutto questo si rese conto Dickens quando scrisse la storia di David Copperfield, un vero e proprio inno alla dolcezza e alle amarezze intrinseche al crescere e al formarsi. Quello del protagonista è un percorso di apprendistato prima di tutto umano, a confronto con personaggi di ogni tipo, dalla stramba zia Betsey a Uriah Heep, sullo sfondo di una Londra plumbea e sulfurea. (Bur)
"Di tutti i miei libri" confessò Charles Dickens "amo soprattutto David Copperfield. Nessuno potrà mai, leggendola, credere in questa narrazione più di quanto non vi abbia creduto io mentre la scrivevo." E in effetti ben pochi scrittori hanno saputo catturare in modo più efficace le emozioni dell'infanzia e la sorpresa, la magia e il terrore del mondo quali li vedono gli occhi di un bambino. In realtà le avventurose esperienze di David Copperfield adombrano le vicende che hanno contrassegnato la vita dell'autore, che tuttavia riesce ad andare ben oltre il banale autobiografismo. In questo suo meraviglioso affresco, insieme realistico e visionario, in cui i malvagi vengono sbeffeggiati e i buoni sono chiamati a una paradossale rivincita, Dickens descrive infatti con rara incisività tutta una galleria di personaggi raccolti attorno alla figura del giovane protagonista, sino a formare una delle "commedie umane" più lette di ogni tempo. Il favore con il quale il romanzo fu accolto fin dal suo primo apparire, nel 1850, non è mai venuto meno. (Mondadori)