Federico ha scritto: Ho letto il libro un annetto fa, quindi i ricordi iniziano a sbiadirsi ma Lorenzo mi sembri un po' troppo duro nel giudizio ...
E’ vero, Federico: ci sono andato giù duro. Ma credimi se ti dico che ritengo pure d'essermi parecchio trattenuto: Murakami l'avevo trattato assai peggio (ai tempi tu non c'eri ancora)

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Sicuramente è una lettura che m’ha indispettito, tanto, sicché sarebbe stato impossibile esprimere un giudizio equilibrato. Per certi versi, è stata un po’ una “vendetta”

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Ciò non toglie ch’io pensi davvero ciò che ho scritto, ed ho provato a spiegarne il motivo, senza limitarmi al classico “mi piace/non mi piace”. Perché pur rispettando i gusti di ognuno, non tutto per me è soggettivo.
Dici che il romanzo postmoderno (è in questa definizione che rientra
Il Colibrì ?) ha assunto ormai altre caratteristiche, che non sono più quelle del
Gattopardo , per restare al confronto che avevo istituito. Ma davvero il contrario di informale è ampolloso, nell'accezione negativa del termine? Davvero per rendere partecipe il lettore occorre abbassare il registro della scrittura a livello di poco superiore a quello d'una conversazione tra amici, o d'una telefonata? E quella frammentarietà che ritieni indispensabile al processo di ricostruzione dell’analisi psicologica non l’avevano già sperimentata Virginia Woolf e James Joyce con il flusso di coscienza?
Sulla necessità del dolore, sono d’accordo; ma il troppo stroppia, e moltiplicando le disgrazie (le ho elencate, e ci sono tutte) il rischio è che si scada nel grottesco, come a volte accade nella cosiddetta Tv del dolore.
Sono d’accordo poi con Greta quando dice che un’opera letteraria è normale sia "costruita". Anche
Il Gattopardo, anche la
Divina Commedia , lo sono. La costruzione però non può prescindere dall’ispirazione, altrimenti è manierismo. E ricordando alcune letture passate, posso dire che nel romanzo di Veronesi non ho riscontrato alcuna originalità (che non significa plagio), né nella forma, né nel contenuto (facendo appunto eccezione per la tematica della resilienza).
Ma è possibile ovviamente anche vederla in altra maniera, opposta alla mia. Sui gusti personali, poi, non si discute. Spero perciò non l'abbiate presa a male, se ho calcato un po' la mano: non ce l'avevo con voi, e neppure ce l'ho più con Veronesi, cui nella mia pagella personale ho ormai già saldato il conto rifilandogli un bel 4